l’assessore fusari sulla proposta di delibera contestata
«Market più grandi solo in sei strutture già esistenti»
Approderà in giunta probabilmente la prossima settimana la delibera sull’ampliamento fino a 3.000 metri quadri delle superfici commerciali medio-grandi, che tra le altre cose consentirà all’Interspar...
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Approderà in giunta probabilmente la prossima settimana la delibera sull’ampliamento fino a 3.000 metri quadri delle superfici commerciali medio-grandi, che tra le altre cose consentirà all’Interspar di collegare con il supermercato i circa 600 metri quadrati di nuovi negozi già costruiti in via Malpasso-via Pomposa. La delibera avrebbe dovuto essere approvata già ieri, ma l’arrivo di due osservazioni di Ascom e Confesercenti, contrarie all’ampliamento generalizzato, ha suggerito ulteriori ritocchi. «Posso anticipare che non ci sarà la possibilità per le superfici più piccole di arrivare fino a 3mila metri sfruttando le possibilità della legge attuale di salire fino a 2.500 - dice l’assessore Roberta Fusari - La delibera riguarda sei sole strutture (oltre a Interspar, anche Bricoman, Comet, Casino, Decathlon e Self, ndr), due delle quali non hanno attualmente le condizioni previste. A Interspar abbiamo negato a suo tempo la possibilità di ampliamento a Psc vigente, ma in seguito le liberalizzazioni di Bersani e la legge regionale entrata in vigore l’1 gennaio hanno aperto la strada a questa delibera».
Secondo Confesercenti, tuttavia, a Ferrara «è evidente che non si ravvisa alcuna necessità di ulteriori incrementi di superfici commerciali, si evocano bisogni dettati dalla vocazione turistica di Ferrara, città Unesco, che si risultano francamente incomprensibili». Lo stesso ministro Franceschini aveva «espresso la necessità di mantenere l’identità delle nostre città», sostenendo «i negozi di vicinato e le attività tradizionali». Ferrara «caso unico a livello regionale».
Secondo Confesercenti, tuttavia, a Ferrara «è evidente che non si ravvisa alcuna necessità di ulteriori incrementi di superfici commerciali, si evocano bisogni dettati dalla vocazione turistica di Ferrara, città Unesco, che si risultano francamente incomprensibili». Lo stesso ministro Franceschini aveva «espresso la necessità di mantenere l’identità delle nostre città», sostenendo «i negozi di vicinato e le attività tradizionali». Ferrara «caso unico a livello regionale».
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