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dopo i recenti incidenti in centro 

«Passaggi ciclopedonali rischiosi»

«Passaggi ciclopedonali rischiosi»

Sopravvissuto a un investimento: non ci si rende conto del pericolo

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Quattro anni fa, il 22 dicembre 2013, venne investito anche lui in bicicletta sull’attraverso ciclopedonale di corso Isonzo, «credevo fosse la mia ultima ora ma invece mi andò bene». Leggendo sul giornale degli incidenti analoghi capitati nei giorni scorsi, non ha potuto fare a meno di ritornare a quei momenti e pensare a qualcosa da fare. «Questi attraversamenti sono pericolosi, posso dirlo per esperienza, bisogna provare ad evitare altri incidenti» si sente di dire Ertes Fratti, la vittima di quell’investimento avvenuto alle 11 di mattina, in condizioni di piena visibilità e con pedoni che stavano attraversando assieme a lui. «Ho un’attività lì vicino, quell’attraversamento lo faccio tutti i giorni. Quella mattina - ricorda Fratti - ero in bici, ben coperto dal giubbotto e dal berretto, e questo probabilmente mi ha salvato. L’auto che mi ha investito non andava nemmeno forte, il conducente, un giovane, si è fermato a soccorrermi, ma non aveva avuto per rendersi conto del pericolo. Sono stato sbalzato dalla bici sul cofano dell’auto, e da lì ho fatto un volo per terra, davanti all’auto. Ho pensato che era la mia ora, e pure chi ha visto quel volo mi ha confessato poi “Fratti è morto”. Invece non ho battuto la testa, e me la sono cavata con qualche costola rotta».

Dinamiche molto simili a quelle degli incidenti dei giorni scorsi, dall’investimento mortale di Antonio Travagli, investito e ucciso sulle strisce di via Bologna (in questo caso solo pedonali), a quello del passaggio ciclopedonale di viale Po. Ce l’ha soprattutto con questo tipo di attraversamenti, il pensionato “miracolato”: «Mi sono trovato a dover aspettare a lungo di fronte all’incrocio di viale Po, i ciclisti attraversano sfrecciando e gli automobilisti fanno davvero fatica a evitarli. Lo stesso in corso Isonzo, anche se c’è un rialzo della strada che dovrebbe fare da dissuasore. Di segnali ce ne sono in abbondanza, non è quello il problema, ma di certo non si attraversa sicuri. Non so a cosa servano questi passaggi, forse per evitare ai ciclisti di scendere dalla bici, e non è mia intenzione fare chissà quali denunce: non so come si può rimediare, dico solo che secondo me qualcosa va fatto per ridurre il pericolo».



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