La Nuova Ferrara

Ferrara

Cambia la geografia della diocesi ferrarese

di Gian Pietro Zerbini
Cambia la geografia della diocesi ferrarese

Da lunedì una commissione al lavoro per ridisegnare i territori e le parrocchie Il calo numerico del clero impone accorpamenti e fusioni anche in città

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Entro l’anno cambierà la geografia delle diocesi di Ferrara-Comacchio. Da lunedì 22 gennaio una speciale commissione presieduta dall’arcivescovo Gian Carlo Perego, studierà le soluzioni per rendere più efficace la copertura sul territorio dei sacerdoti. Quella delle unità pastorale e anche di una revisione degli otto vicariati è una delle prime riforme che il vescovo si è imposto fin dal suo arrivo a Ferrara.

I motivi di un cambio di passo e di logistica sono motivati da un dato eloquente di matrice anagrafica che impone una trasformazione significativa.

L’età media del clero diocesano ha ormai raggiunto quota 67, un’età nella quale anche il più sfortunato degli esodati della legge Fornero può aspirare alla pensione. Inoltre c’è da considerare che il numero complessivo della parrocchie della diocesi è 169, mentre i sacerdoti diocesani attivi sono circa 120. All’occhio balza subito un problema di coperta corta e non è più pensabile come succedeva a metà del secolo scorso di mettere un sacerdote singolo in ogni parrocchia. Da qui la necessità di ripensare ad una nuova geografia del territorio, che attualmente è diviso in 8 vicariati (1 urbano, 2 suburbani e 5 foranei).

La commissione formata anche dai responsabili del vari vicariati avrà il compito nei prossimi mesi di esaminare le criticità del territorio e proporre soluzioni per rendere più fruibile il servizio pastorale per i fedeli. Complessivamente la popolazione della diocesi è di 277mila abitanti suddivisa in 21 dei 23 comuni della provincia di Ferrara. Cento e Terre del Reno appartengono infatti interamente alla diocesi di Bologna. L’idea di partenza è quella di creare delle unità pastorali in grado di raggruppare sacerdoti che coprano un territorio in base a determinate caratteristiche: dai giovani, agli anziani, dalla famiglia, al sociale. Oltre al forese dove ancora ci sono molte parrocchie rimaste sguarnite dalla mancanza di sacerdoti, la rivoluzione territoriale diocesani riguarderà anche la città, dove sono sorti negli ultimi mesi problemi per rimpiazzare i parroci.

«Sarà un lavoro complesso - dichiara il vicario generale monsignor Massimo Manservigi - ma cercheremo di fare presto in modo da diventare operativi nei prossimi mesi. Prima di passare agli accorpamenti e alle unità pastorali da creare dal punto di vista numerico, l’analisi partirà anche dalle varie esigenze del territorio e dalla forza clero in campo».

La rivoluzione territoriale è comunque già cominciata.



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