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«Diffamò la giunta comunale» Ferrante a processo dopo 4 anni

di Daniele Predieri
«Diffamò la giunta comunale» Ferrante a processo dopo 4 anni

Denunciato nel 2012 da Tagliani, rinviato a giudizio nel 2014 ma era irreperibile e tutto venne sospeso La polizia lo “ritrova”, i giudici lo chiamano in aula a marzo: per mail offensive sull’appalto delle piscine

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E’ vittima della stessa burocrazia che dice di voler combattere da sempre, e al tempo stesso ne è complice, per la mancanza di trasparenza per cui gli uffici giudiziari lo hanno indicato come “irreperibile”, condizione che gli ha evitato per 4 anni un processo, per diffamazione. Emerge tutto questo leggendo le carte del processo contro Aldo Ferrante, oggi portavoce del “comitato vittime della pubblica amministrazione”, che lo vede imputato di diffamazione contro la Giunta comunale (epoca 2012, dunque la prima Giunta Tagliani), accusa da cui si dovrà difendere il prossimo 16 marzo in tribunale davanti al giudice monocratico Luca Marini.

«Un processo a mio carico? Questa è una bella cosa, bellissima», esclama al telefono con la Nuova Ferrara, cadendo dalle nuvole: «Apprendo da voi questa informazione, ma non sarà uno scherzo, una Befana in ritardo?». Niente scherzi, tutto vero, verissimo. Per un processo attivato nel 2012 da una denuncia generica della Giunta comunale contro una certa “Mariangela Fittizio” che inviava un bollettino come “Osservatorio della cosa pubblica”, inondando gli indirizzi di posta elettronica di tutti i dipendenti e gli amministratori del Comune di Ferrara. Mail che arrivavano da un indirizzo di posta “ammpub–fe@libero.it”. Che dopo accurate indagini da parte della polizia postale era abbinato ad un’utenza telefonica intestata ad Aldo Ferrante.

In queste mail veniva preso di mira un appalto milionario che la Giunta doveva assegnare sulla gestione delle piscine comunali. Una gara - diceva la mail, sintetizzando - che era truccata e che non bisognava essere profeti per anticiparne il nome del vincitore, poichè agli amici del partito il finanziamento è garantito. Affermazioni che la pm Ombretta Volta dopo le varie indagini ravvisava essere offensive, diffamatorie per tutta la Giunta e il sindaco Tagliani. Siamo nell’ottobre 2014, quando viene emesso il “decreto di citazione a giudizio”, e il processo viene fissato al 6 febbraio 2015. Ma Aldo Ferrante non si trova. Non è reperibile, dice la polizia giudiziaria, tanto che viene emesso un “decreto di irreperibilità” nei suoi confronti: non trovandolo non si può notificargli nessun atto, il processo viene sospeso. Fino a che nel settembre scorso, il giudice Luca Marini emette la “revoca di sospensione” e fissa il processo al 16 marzo prossimo, perchè arriva a Ferrara un “verbale di rintraccio” di Aldo Ferrante, addirittura dalla Polizia di Parma. Che gli notifica il decreto di giudizio della pm Volta, che gli viene dato a mano - dicono gli atti - e in quell’occasione Ferrante non indica nessun domicilio nè un difensore di fiducia. «Io irreperibile? Sembra tutto molto strano, voi non avete avuto problemi a trovarmi! Sto apprendendo dalla Nuova Ferrara tutto questo, è pazzesco. Mi segno la data del processo e domani (oggi, ndr) andrò in procura ad informarmi e chiedere copia, se mi daranno qualcosa, in modo che possa difendermi». «E poi non ho nominato nessun legale perchè non so nemmeno che dovevo difendermi». Ferrante ha ragione su un fatto, e qui è vittima realmente della burocrazia giudiziaria, a volte troppo distante dai cittadini: «Nessuno mi ha sentito ad oggi, non sono mai stato interrogato per quello che mi state dicendo e nessuno mi ha mai contestato niente». Ferrante potrà difendersi - ovvio, come suo diritto - dalle accuse, soprattutto replicare a chi lo indica come responsabile di quelle mail.

Ma una domanda antipatica gliela dobbiamo fare: lei chiede la massima trasparenza dalla pubblica amministrazione, ma le carte del processo indicano che lei è stato dichiarato irreperibile per tre anni: più trasparenza da parte sua non sarebbe dovuta? «Penso di darvi ragione, se non fosse per il fatto che voi - ad esempio - avete preso in mano il telefono, composto un numero, di un contatto che hanno tutti, è il numero del comitato di cui faccio parte e che ha rapporti dal 2014 con pubbliche amministrazioni, procura, prefettura e tanti altri: io dico allora sono talmente irreperibile che voi mi trovate. E mi sorge il dubbio che io non sia stato nemmeno cercato».

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