Ricatti hard alle ragazze Condannato a sei anni
Il 27enne accusato di aver imposto rapporti con minacce di pubblicare foto e video La procura aveva chiesto 14 anni. Lui si era difeso in aula: erano tutte consenzienti
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Ha sempre detto ai giudici che le ragazze con le quali aveva avuto rapporti erano più che consenzienti. Ben tre ragazze lo accusavano, due di violenza sessuale imposta con il ricatto di rendere pubbliche foto e video hard, e una di molestie.
Ieri mattina i giudici del tribunale (Giacomelli, Landolfi e Lepore) a conclusione del processo che durava da quasi un anno lo hanno condannato a 6 anni di carcere, globalmente, una pena nettamente inferiore a quella che era stata chiesta per lui dalla procura, 14 anni di carcere. I giudici hanno ritenuto che i tre episodi contestati al processo erano “in continuazione” e l’aggravante della minore età (le tre ragazze erano minorenni all’epoca dei fatti, 2013) sarebbe caduta, dunque riducendo la pena. Ma per avere certezza di questa valutazione occorrerà attendere la motivazione dei giudici (tra 90 giorni) e quindi la stessa difesa del ragazzo presenterà ricorso in appello, alla luce del fatto che gli episodi di natura sessuale erano assolutamente voluti e non imposti.
Si è chiuso così il processo che vedeva imputato un ragazzo di 27 anni che abita in città, per i fatti di violenza e molestie sessuali consumati in due distinti periodi e sempre in casa sua o altri ambienti vicini alla casa. Ad aggravarne la posizione c’era il fatto che secondo l’accusa aveva preteso questi rapporti ricattando le ragazze, minacciando di mostrare foto e video hard mentre avevano rapporti con lui, alle rispettive famiglie.
Foto e video, ha sempre sottolineato la difesa, mai emerse alle udienze del processo, nè dalle indagini della polizia, visto che lui stesso ai giudici durante l’interrogatorio alle udienze scorse aveva ripetuto di non averli mai avuti nè tantomeno vennero trovate nel suo telefonino sequestrato appunto dagli inquirenti. Inquirenti che avevano iniziato ad indagare sul primo fatto, nell’estate 2013, quando la prima ragazza segnalò i fatti, l’anno dopo per la seconda. La prima ragazza era ospite in una comunità, stava vivendo una fase difficile con la famiglia e segnalò il fatto ad una educatrice, spiegando che una volta tornata a casa aveva il timore che il padre se fosse venuto a conoscenza dei suoi comportamenti (ritratti nelle foto, presunte) la avrebbe rimandata in comunità.
Da qui il ricatto del ragazzo che sapeva di questa situazione e avrebbe ricattato la ragazzina (all’epoca minorenne) costringendola ad avere rapporti (il suo primo rapporto) per non consegnare le foto al padre. Per la seconda i fatti sono dell’agosto 2014, si ritrovarono in casa di lui e venne girato anche un video: mai trovato. Accusa di violenza che venne innescata di fatto dalla prima denuncia, poi anche una terza di molestie su un’altra ragazzina.
Daniele Predieri
Ieri mattina i giudici del tribunale (Giacomelli, Landolfi e Lepore) a conclusione del processo che durava da quasi un anno lo hanno condannato a 6 anni di carcere, globalmente, una pena nettamente inferiore a quella che era stata chiesta per lui dalla procura, 14 anni di carcere. I giudici hanno ritenuto che i tre episodi contestati al processo erano “in continuazione” e l’aggravante della minore età (le tre ragazze erano minorenni all’epoca dei fatti, 2013) sarebbe caduta, dunque riducendo la pena. Ma per avere certezza di questa valutazione occorrerà attendere la motivazione dei giudici (tra 90 giorni) e quindi la stessa difesa del ragazzo presenterà ricorso in appello, alla luce del fatto che gli episodi di natura sessuale erano assolutamente voluti e non imposti.
Si è chiuso così il processo che vedeva imputato un ragazzo di 27 anni che abita in città, per i fatti di violenza e molestie sessuali consumati in due distinti periodi e sempre in casa sua o altri ambienti vicini alla casa. Ad aggravarne la posizione c’era il fatto che secondo l’accusa aveva preteso questi rapporti ricattando le ragazze, minacciando di mostrare foto e video hard mentre avevano rapporti con lui, alle rispettive famiglie.
Foto e video, ha sempre sottolineato la difesa, mai emerse alle udienze del processo, nè dalle indagini della polizia, visto che lui stesso ai giudici durante l’interrogatorio alle udienze scorse aveva ripetuto di non averli mai avuti nè tantomeno vennero trovate nel suo telefonino sequestrato appunto dagli inquirenti. Inquirenti che avevano iniziato ad indagare sul primo fatto, nell’estate 2013, quando la prima ragazza segnalò i fatti, l’anno dopo per la seconda. La prima ragazza era ospite in una comunità, stava vivendo una fase difficile con la famiglia e segnalò il fatto ad una educatrice, spiegando che una volta tornata a casa aveva il timore che il padre se fosse venuto a conoscenza dei suoi comportamenti (ritratti nelle foto, presunte) la avrebbe rimandata in comunità.
Da qui il ricatto del ragazzo che sapeva di questa situazione e avrebbe ricattato la ragazzina (all’epoca minorenne) costringendola ad avere rapporti (il suo primo rapporto) per non consegnare le foto al padre. Per la seconda i fatti sono dell’agosto 2014, si ritrovarono in casa di lui e venne girato anche un video: mai trovato. Accusa di violenza che venne innescata di fatto dalla prima denuncia, poi anche una terza di molestie su un’altra ragazzina.
Daniele Predieri
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