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Troppo brusca con i bimbi: «Condannate la maestra»

Troppo brusca con i bimbi: «Condannate la maestra»

Copparo, la procura ha chiesto 4 mesi per abuso dei mezzi di correzione 

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COPPARO. Secondo la procura ha oltrepassato i limiti nell’esercitare il suo ruolo di educatrice, e per questo deve essere condannata a quattro mesi di reclusione. È questa la richiesta avanzata ieri dalla pubblica accusa nei confronti di Mariella Andreotti, la maestra di una scuola d’infanzia copparese finita a processo per abuso dei mezzi di correzione.

All’udienza di ieri, la penultima di un processo infinito cominciato nel 2014 e poi interrotto per un cambio di giudice, sono stati ascoltati gli ultimi testimoni della difesa, alcune ex colleghe dell’imputata che hanno dichiarato di non aver mai notato nulla di anomalo e problematico a scuola nel periodo dei fatti contestati.

Questi risalgono tra la fine del 2012 e l’inizio del 2013; l’inchiesta dei carabinieri era partita dalla segnalazione di uno dei genitori seguita poi, nel corso delle indagini, da altre dichiarazioni di familiari dei bambini.

Il capo di imputazione riporta diversi episodi: in particolare i bambini sarebbero stati pizzicati in varie parti del corpo, sollevati e strattonati energicamente durante il cambio dei pannolini e imboccati a forza per costringerli a finire la pappa. Alla donna, dipendente del Comune di Copparo, era stato così contestato il reato di abuso dei mezzi di correzione (il tribunale aveva respinto la richiesta delle parti offese di riformulare l’accusa nel reato, più grave, di maltrattamenti) ed era stata trasferita ad un incarico amministrativo, non più a contatto con i piccoli.

Al processo si sono costituiti parte civile sia il Comune di Copparo con l’avvocato Gianni Ricciuti, sia le famiglie di quattro bambini, assistite dagli avvocati Elisabetta Brandoli e Stefano Scafidi.

L’avvocato difensore David Zanforlin nel corso dell’udienza ha sottolineato che tutte le accuse si basano unicamente sul racconto di alcuni genitori, e che non sono emersi veri e propri riscontri a supporto degli episodi contestati. Nel corso degli accertamenti seguiti alla prima segnalazione, infatti, gli inquirenti non ricorsero all’uso di telecamere nascoste, e l’impianto accusatorio era fondato sulle dichiarazioni dei genitori di alcuni bambini. La maestra, da parte sua, ha sempre fermamente respinto tutte le accuse mosse.

La prossima udienza è prevista il 22 febbraio, quando saranno ascoltate le arringhe degli avvocati di parte civile e della difesa, poi la sentenza.
 

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