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Banche salvate dagli Npl La nuova minaccia è web

Banche salvate dagli Npl La nuova minaccia è web

Patuelli (Abi): ridotti i crediti deteriorati. Sartoni (Popolari): sì a istituti territoriali  Ma i big Google e Amazon possono ora impadronirsi dei sistemi di pagamento

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Hanno fatto appena in tempo a tirare un sospiro di sollievo, le nostre banche, per aver superato la crisi dei crediti deteriorati: «In un anno e mezzo gli Npl sono diminuiti di un quarto, perfino la Commissione Ue è stupita. Mi auguro che anche lo Stato riesca a ridurre il suo debito con la stessa velocità» è stata l’annotazione, con stilettata, di Antonio Patuelli, presidente Abi, ieri a Cento per il convegno sul futuro delle banche. Di più, istituti di credito come Caricento e Centro Emilia di Corporeno, avranno trovato conforto nelle parole di Pierluigi Stefanini, presidente Unipol («non è vero che la grande dimensione sia l’unica risposta») e Luigi Sartoni, vicepresidente del colosso Assopopolari («servono ancora le banche territoriali, ce le hanno anche in Usa e Canada, è errato pensare che ne bastino 5»): la sparizione dal mercato non è sui radar. Però la «nuova pagina» sulla quale Patuelli ha invitato a concentrarsi, «senza farsi schiantare dal passato», cioè le varie Commissioni parlamentari e inchieste giudiziarie, è già riempita di una nuova minaccia per il futuro delle banche. Si chiama Fintech, sono aziende tecnologiche come i colossi Google, Amazon, Facebook e Apple, ma anche startup o marchi noti pronti ad espandersi (Telepass, ad esempio), che stanno affiancando ma sopratutto facendo concorrenza alle banche in comparti finora di loro esclusiva. Un esempio sono i servizi a pagamento, «dall’1 gennaio è attiva in Italia la direttiva Psd2 che consente ad operatori non bancari di fornire servizi di pagamento - ha spiegato al convegno Giuseppe Capponcelli di Nexi, erede di Cartasì - Quelli veramente pericolosi sono i Gafa, i colossi: Bankitalia ha stimato una erosione tra il 20 e il 60% delle quote di mercato. E stanno già proponendo anche altri servizi di tipo bancario». Le banche possono resistere? «Dovranno aumentare la penetrazione dei pagamenti elettronici, che oggi è al 20% contro una media europea del 40%. Ma sono deboli per sistemi informatici molto vincolati e scarsa attrattività dei giovani talenti» ha chiuso Capponcelli, la cui società si pone al servizio del credito, come la startup Satispay, con la quale Caricento annuncerà a giorni un’intesa sui pagamenti diretti su cellulare.

La forza delle banche tradizionali, però, dovrebbe però essere la memoria dei grandi come Raffaele Mattioli, l’edificatore del mito Comit, cui il convegno era dedicato, e legato al centese Olindo Malagodi, ideatore dello storico schema di analisi dell’azienda ai fini dell’erogazione del credito, «che sarebbe valido ancora oggi» ha sostenuto Andrea Calamanti (Unife). «A un cliente al quale l’algoritmo centrale aveva ridotto il fido - ha raccontato Fulvia Sisti, autrice di un libro su Mattioli - il direttore della filiale consigliò di spostare la sede per ingannare il software: ecco, questa è la buona banca». Anche ai tempi del web, si potrebbe dire.

Stefano Ciervo

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