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Influenza, un morto e un paziente grave

Influenza, un morto e un paziente grave

Il Sant’Anna: giovedì è deceduto un uomo di 63 anni E nel reparto di Malattie Infettive un altro caso critico

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Il settimo decesso per influenza in Emilia Romagna è stato registrato giovedì pomeriggio, all’ospedale di Cona. Si tratta di un uomo di 63 anni, residente nel Portuense, affetto da varie e importanti patologie, ricoverato il 5 gennaio scorso. L’uomo, non vaccinato, è risultato positivo al virus di tipo A, sottotipo H1N1, appartenente ad uno dei ceppi responsabili dell’epidemia in corso. L’azienda ospedaliera ha spiegato in una nota stampa che il paziente, colpito da una grave disfunzione respiratoria, non ha potuto essere trattato, «a causa delle sue condizioni cliniche», con la macchina cuore-polmone Ecmo (Ossigenazione extracorporea a membrana), che consente di ripulire il sangue dell’ammalato depurandolo dall’anidride carbonica e arricchendolo di ossigeno. In regione l’impianto è installato in due reparti di rianimazione: nell’ospedale Maggiore di Parma e nel Sant’Orsola di Bologna. Si tratta di due dispositivi acquistati nell’ultimo decennio per trattare anche i casi respiratori più critici indotti dalle complicanze dell’influenza.

Nei giorni scorsi proprio dal Sant’Anna è stato trasferito a Bologna un uomo di 59 anni a causa di una disfunzione respiratoria provocata dall’influenza; un bambino inoltre ha dovuto essere seguito sempre in ospedale, a Cona, dopo aver contratto la malattia. Recentemente un uomo sulla cinquantina è stato ricoverato «in condizioni critiche» nel reparto ospedaliero di Malattie Infettive. È stato sottoposto a terapia antivirale e in queste ore si sta attendendo l’evoluzione del quadro clinico per capire se il decorso migliorerà.

Quest’anno l’epidemia ha avuto un andamento più veloce rispetto al passato e sta mettendo in crisi il sistema sanitario in molte province italiane.

L’impatto dell’impennata dei contagi, all’inizio di gennaio, sta spingendo ospedali e Asl a valutare la risposta dei pronto soccorso e dei reparti di Medicina alla crescita della domanda di ricoveri. In alcune province si è ricorsi al rinvio di una quota di interventi chirurgici programmabili per evitare il congestionamento dei posti letto. A Ferrara «siamo molto lontani dalla situazione dell’anno scorso, quando dovemmo posticipare l’ingresso in sala operatoria ad alcune decine di pazienti - spiega Eugenio Di Ruscio, direttore sanitario del Sant’Ánna - ma negli ultimi giorni ci siamo più volte avvicinati alla piena occupazione dei posti letto». Solo in una manciata di casi («al momento isolati», precisa Di Ruscio) è stato disposto l’aggiornamento dell’intervento chirurgico per la carenza contingente di posti in Terapia intensiva. «Abbiamo fatto tesoro dell’esperienza dell’anno scorso - prosegue Di Ruscio - e ci sono stati di aiuto sia i 16 posti supplementari attivati nel 2016, che gli altri 16 aperti nei mesi successivi. Abbiamo riorganizzato il pronto soccorso generale per ridurre le attese e utilizzato l’Osservazione breve intensiva (Obi) per rendere più flessibile la risposta dell’ospedale alle esigenze di ricovero».

Ieri a fine mattinata per il pronto soccorso di Cona erano passate oltre 120 persone. I tempi di attesa, per i pazienti in codice giallo, verso le 13, raggiungevano le 3-4 ore, ma si dilatavano fino a 5 per uno dei codici verdi. Una trentina le persone in attesa o in trattamento con la sala d’aspetto dell’Orl decisamente affollata. Di Ruscio segnala «qualche problema per le dimissioni». E si tratta di un aspetto affrontato con la creazione di una Centrale specifica alla quale è stata affidata la “missione” di reperire posti letto di post-acuzie o lungodegenza. A quanto pare la misura ha dato finora risultati inferiori alle attese, anche se non si può ignorare che l’epidemia sta per entrare ormai nella fase di picco anche in Emilia Romagna.

L’incidenza dei contagi, in regione, ha superato il valore “rosso” di 13,5 casi per mille assistiti. In pratica in questo momento alcune migliaia di ferraresi stanno pagando le conseguenze dell’incontro con uno dei ceppi virali circolanti. Stando ai dati raccolti finora dall’Asl (ma si tratta di numeri incompleti) non si sarebbe registrato durante la campagna un incremento delle vaccinazioni anti-influenzali tale da ridurre in maniera significativa il numero dei pazienti colpiti. Ma in via Cassoli invitano ad attendere i numeri definitivi prima di trarre conclusioni. (gi.ca.)

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