Yagamata, il virus inatteso che ha aggirato il vaccino
È una delle varianti del ceppo B per il quale non si viene protetti con il trivalente È presente nel quadrivalente. Gli specialisti: ma immunizzarsi conviene sempre
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Si chiama Yamagata ed è la sorpresa dell’ultima epidemia influenzale, il virus che è riuscito a sfuggire alle previsioni dei virologi che forniscono le indicazioni e le previsioni per la preparazione dei vaccini con cui combattere ogni anno la diffusione del contagio.
Yagamata circolava anche l’anno scorso, ha spiegato in questi giorni in numerose interviste il virologo Fabrizio Pregliasco, ricercatore del Dipartimento di Scienze Biomediche per la Salute dell’Università di Milano e direttore sanitario dell’Istituto ortopedico di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico Galeazzi di Milano. È un virus di tipo B (meno diffuso rispetto al ceppo A) e non è incluso tra i virus per i quali quest’anno si viene protetti dal vaccino trivalente. Quello quadrivalente offre una copertura maggiore per i virus di tipo B e quindi è in grado di immunizzare meglio l’organismo.
L’ipotesi del virologo suggerisce uno dei possibili fattori che potrebbero aver favorito, rispetto al passato, una crescita più rapida della diffusione dell’epidemia. «È bene però evitare le semplificazioni - spiega il direttore del Dipartimento di Sanità Pubblica dell’Asl, Giuseppe Cosenza - Il vaccino non è inutile: anche nel caso che non fornisca una copertura specifica contro Yagamata tende ad attenuare comunque gli effetti dell’influenza e quindi il paziente otterrebbe comunque dei benefici».
Concorda il direttore del reparto ospedaliero di Malattie Infettive del Sant’Anna, Marco Libanore. «In effetti è così - aggiunge - la vaccinazione migliora comunque la reazione dell’organismo all’attacco del virus dell’influenza. I sintomi sono in genere meno forti se ci si è protetti con il vaccino, anche se non è quello che immunizza contro il virus responsabile del contagio». In Italia sono disponibili due vaccini antinfluenzali trivalenti che contengono due virus di tipo A (H1N1 e H3N2) e un virus di tipo B; quello quadrivalente copre contro gli stessi virus del ceppo A e due virus del ceppo B (Victoria e Yamagata).
I virus influenzali, in particolare quelli del ceppo A, tendono a mutare e «ciò spiega - sottolinea il ministero della Salute - perchè l’influenza possa ripetutamente colpire la popolazione e causare ricorrenti epidemie, la cui unica prevenzione resta la profilassi vaccinale». Che quindi va ripetuta ogni anno.
Sulla base dei dati di laboratorio relativi ai virus circolanti, annualmente l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) - precisa il ministero - dà indicazioni sulla composizione del vaccino da utilizzare, che viene poi richiamata nella circolare ministeriale.
Yagamata circolava anche l’anno scorso, ha spiegato in questi giorni in numerose interviste il virologo Fabrizio Pregliasco, ricercatore del Dipartimento di Scienze Biomediche per la Salute dell’Università di Milano e direttore sanitario dell’Istituto ortopedico di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico Galeazzi di Milano. È un virus di tipo B (meno diffuso rispetto al ceppo A) e non è incluso tra i virus per i quali quest’anno si viene protetti dal vaccino trivalente. Quello quadrivalente offre una copertura maggiore per i virus di tipo B e quindi è in grado di immunizzare meglio l’organismo.
L’ipotesi del virologo suggerisce uno dei possibili fattori che potrebbero aver favorito, rispetto al passato, una crescita più rapida della diffusione dell’epidemia. «È bene però evitare le semplificazioni - spiega il direttore del Dipartimento di Sanità Pubblica dell’Asl, Giuseppe Cosenza - Il vaccino non è inutile: anche nel caso che non fornisca una copertura specifica contro Yagamata tende ad attenuare comunque gli effetti dell’influenza e quindi il paziente otterrebbe comunque dei benefici».
Concorda il direttore del reparto ospedaliero di Malattie Infettive del Sant’Anna, Marco Libanore. «In effetti è così - aggiunge - la vaccinazione migliora comunque la reazione dell’organismo all’attacco del virus dell’influenza. I sintomi sono in genere meno forti se ci si è protetti con il vaccino, anche se non è quello che immunizza contro il virus responsabile del contagio». In Italia sono disponibili due vaccini antinfluenzali trivalenti che contengono due virus di tipo A (H1N1 e H3N2) e un virus di tipo B; quello quadrivalente copre contro gli stessi virus del ceppo A e due virus del ceppo B (Victoria e Yamagata).
I virus influenzali, in particolare quelli del ceppo A, tendono a mutare e «ciò spiega - sottolinea il ministero della Salute - perchè l’influenza possa ripetutamente colpire la popolazione e causare ricorrenti epidemie, la cui unica prevenzione resta la profilassi vaccinale». Che quindi va ripetuta ogni anno.
Sulla base dei dati di laboratorio relativi ai virus circolanti, annualmente l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) - precisa il ministero - dà indicazioni sulla composizione del vaccino da utilizzare, che viene poi richiamata nella circolare ministeriale.
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