«Azzerati, Bper deve risarcire»
L’avvocato: le sentenze su Ubi Banca ci danno ragione La donna querelata dal Pd: denuncia ritirata? Non mi risulta
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Forte delle sentenze dei Tribunali di Ferrara e Milano che hanno riconosciuto la legittimazione passiva di Ubi Banca, l’avvocato Antonio Frascerra, presidente di Confconsumatori, ritiene di poter «coinvolgere come responsabile la banca Bper. Le nostre argomentazioni sono condivise anche dai magistrati, e siamo l’unica associazione di consumatori di Ferrara che cerca e cercherà giuridicamente di coinvolgere, all’interno del processo, in ultima istanza la banca Bper, quale ultima cessionaria dell’azienda Carife».
Alla luce della sentenza del tribunale di Ferrara, alla quale si è allineata anche la sentenza del tribunale di Milano, circa le responsabilità dell’ente ponte (che, nel caso di Nuova Carife, sarebbe Bper), l’avvocato ritiene possibile la citazione di Bper quale responsabile civile in base al principio della responsabilità del datore di lavoro per le azioni sui suoi dipendenti. Solo in ultima istanza e come estrema ratio si può tentare la strada della causa civile, che oltre ai costi elevati, richiede che sia dimostrata la nullità del contratto.
«Vogliamo raggiungere una strategia per depositare l’istanza perché vogliamo raggiungere risultati concreti che possano garantire il risarcimento del danno. I tribunali di Ferrara e Milano hanno riconosciuto la legittimazione passiva di Ubi Banca, per questo oggi dobbiamo coinvolgere come responsabile Bper». L’atto di cessione dall’ente ponte a Bper che l’ aveva acquistato al prezzo simbolico di 1 euro tramite Bankitalia, è secretato, «non è depositato alla camera di Commercio», continua l’avvocato, che sostiene che «Bper è cosciente di quello che rischia. Il legame con il territorio non è uno slogan, ci interessa la consapevolezza che quello che è accaduto sia vergognoso e da qui iniziare le trattative per istituire un fondo di solidarietà o indennizzo, come avvenuto a Rovigo».
Milena Zaggia, ex “No salva banche”, fa sapere che «il contratto c’è, ma non è pubblico in quanto è un contratto tra privati e chiediamo che venga reso pubblico». Al dibattito ha partecipato anche Giovanna Mazzoni, (oggi presidente del Movimento risparmiatori traditi, con un proprio simbolo ma che non correrà alle prossime politiche), oggetto di una querela in novembre da parte del Pd nazionale e che il segretario locale Luigi Vitellio sembrava fosse riuscito a far ritirare. Il marito della signora e Milena Zaggia, spiegano invece che «di fatto non è mai stata ritirata, e non sappiamo neanche cosa ci sia scritto. Non abbiamo né l’originale né la revoca; il Pd aveva detto che l’aveva annullata, ma non è vero».
Veronica Capucci
Alla luce della sentenza del tribunale di Ferrara, alla quale si è allineata anche la sentenza del tribunale di Milano, circa le responsabilità dell’ente ponte (che, nel caso di Nuova Carife, sarebbe Bper), l’avvocato ritiene possibile la citazione di Bper quale responsabile civile in base al principio della responsabilità del datore di lavoro per le azioni sui suoi dipendenti. Solo in ultima istanza e come estrema ratio si può tentare la strada della causa civile, che oltre ai costi elevati, richiede che sia dimostrata la nullità del contratto.
«Vogliamo raggiungere una strategia per depositare l’istanza perché vogliamo raggiungere risultati concreti che possano garantire il risarcimento del danno. I tribunali di Ferrara e Milano hanno riconosciuto la legittimazione passiva di Ubi Banca, per questo oggi dobbiamo coinvolgere come responsabile Bper». L’atto di cessione dall’ente ponte a Bper che l’ aveva acquistato al prezzo simbolico di 1 euro tramite Bankitalia, è secretato, «non è depositato alla camera di Commercio», continua l’avvocato, che sostiene che «Bper è cosciente di quello che rischia. Il legame con il territorio non è uno slogan, ci interessa la consapevolezza che quello che è accaduto sia vergognoso e da qui iniziare le trattative per istituire un fondo di solidarietà o indennizzo, come avvenuto a Rovigo».
Milena Zaggia, ex “No salva banche”, fa sapere che «il contratto c’è, ma non è pubblico in quanto è un contratto tra privati e chiediamo che venga reso pubblico». Al dibattito ha partecipato anche Giovanna Mazzoni, (oggi presidente del Movimento risparmiatori traditi, con un proprio simbolo ma che non correrà alle prossime politiche), oggetto di una querela in novembre da parte del Pd nazionale e che il segretario locale Luigi Vitellio sembrava fosse riuscito a far ritirare. Il marito della signora e Milena Zaggia, spiegano invece che «di fatto non è mai stata ritirata, e non sappiamo neanche cosa ci sia scritto. Non abbiamo né l’originale né la revoca; il Pd aveva detto che l’aveva annullata, ma non è vero».
Veronica Capucci
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