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L’influenza fa ancora paura, ma migliora il paziente grave

L’influenza fa ancora paura, ma migliora il paziente grave

L’emergenza resta anche se si prevede che il picco sia già raggiunto: meteo permettendo. Ghinelli (Avis): nessuna carenza a Ferrara per il sangue, subito vaccini a tutti i donatori

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FERRARA. Dopo l’ultima vittima dell’influenza (la settimana in tutta la regione), un ferrarese di 63 anni deceduto giovedì scorso all’ospedale di Cona per le complicazioni dovute alle sue condizioni di salute pregresse, nel reparto di Malattie Infettive di Cona sta meglio il paziente 50enne ricoverato in condizioni critiche e sottoposto a terapie che hanno funzionato: «Il paziente sta migliorando, si sta riprendendo, siamo a buon punto» il sintetico bollettino sanitario del direttore del reparto Marco Libanore.

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E’ il segnale anche questo che il periodo più critico delle epidemia d’influenza sarebbe superato, anche che se l’emergenza continua nonostante il picco - dicono i tecnici - dovrebbe essere pressoché raggiunto, visto il numero di casi ormai stazionario dopo il record registrato nella settimana che sta finendo di quasi 4 milioni di italiani a letto, mai accaduto dal 2004 come emerge dal rapporto epidemiologico Influnet dell’Istituto superiore di sanità. «Il picco già raggiunto? Sono le previsioni perché c’è un calo e tutto lascia presagire vi sia una progressiva diminuzione dei casi», conferma lo stesso Libanore, a meno che vi sia un abbassamento di temperature a comprometter il quadro di attenuazione.

Ma se l’incertezza viene dal meteo, certi sono i dati che arrivano dall’Avis, dove a Ferrara e in tutta la provincia, e così anche nella regione, non sono segnalate carenze di sangue per le strutture sanitarie. «Certo - indica Davide Brugnati, segretario provinciale Avis - rispetto lo scorso gennaio 2017 registriamo in tutta la provincia un calo di donatori del 10%, ma riusciamo a garantire la nostra autosufficienza per le richieste di sangue e a dar qualche sacca alle regioni che sono in situazioni critiche per il calo di donatori colpiti da influenza». Ma ad oggi, per donatori di sangue e cittadini, sarebbe possibile vaccinarsi, sarebbe utile? «Avrebbe una utilità molto relativa», spiega tranciante Libanore perché dal momento in cui ci si vaccina e quello in cui si innescano gli anticorpi passano almeno 10/15 giorni, si arriva ad oltre febbraio, quando il picco sarà passato.

Resta comunque la assoluta necessità che diventa un dovere di vaccinare almeno tutti i donatori, in tempi ben programmati. Ne è assolutamente convinto Florio Ghinelli, direttore sanitario Avis Ferrara che fa il punto sulla emergenza nell’emergenza, la carenza di donatori inchiodati a letto e a casa con l’influenza che ha ridotto gli approvvigionamenti di sangue in regioni un tempo trainati come Lomdardia, Veneto e Toscana: «Per noi in Emilia Romagna non c’è allarme, al momento non si registrano carenze ma bisogna cominciare a vaccinare tutti i donatori. Noi come Emilia Romagna e Ferrara abbiamo iniziato 10 anni fa, con l’allora assessore Bissoni e quella scelta sta funzionando». Ma le campagne di vaccinazione per donatori dovrebbero partire a settembre, per fronteggiare l'influenza nei mesi topici da novembre a febbraio. Occorre iniziare a guardare al futuro con maggior programmazione e campagne di vaccinazione: «dobbiamo imparare - ammonisce Ghinelli - a credere alla scienza e non a chi mette in discussione i vaccini: la scienza è fatta di numeri, conoscenze e statistiche che dicono che i meno colpiti sono i vecchi perché vaccinati». Guarda al futuro anche Sergio Mazzini di Avis Ferrara perché «si deve cominciare a capire che questa emergenza sangue nazionale deve trovare risposte: noi come Ferrara le stiamo dando con nuovi servizi, orari e nuovi donatori».

Daniele Predieri


 

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