Immigrati senza permesso sanità da 400mila euro
È il costo sostenuto da Asl e Sant’Anna per assistere gli stranieri fuori accoglienza I dati, decrescenti, si riferiscono al 2015 e al 2016 per ricoveri, visite ed esami
Quattrocentomila euro pagati in due anni: 2015 e 2016. Sono i soldi che l’azienda Usl di Ferrara ha speso per l’assistenza sanitaria a immigrati irregolari. La sigla che indica la loro presenza in un documento che poi viene girato al ministero per la copertura delle spese è STP, Stranieri Temporaneamente Presenti.
La Lega Nord, che ha sollevato in alcune province la questione dei costi per l’assistenza sanitaria garantita a questa tipologia di migranti, li chiama “clandestini” perché non rientrano in nessuno dei programmi per il progressivo inserimento dei profughi o non si sa attraverso quali canali sono giunti nel nostro Paese. In base a una legge del 1998, il Testo unico sull’immigrazione, ai cittadini stranieri presenti sul territorio nazionale non in regola con le norme sul soggiorno, sono comunque assicurate dal servizio sanitario pubblico le cure ambulatoriali ed ospedaliere urgenti o comunque essenziali, l’assistenza alla gravidanza, alla maternità e la tutela della salute dei minori, le vaccinazioni, «gli interventi di profilassi internazionale e la profilassi, diagnosi e cura delle malattie infettive ed eventuale bonifica dei relativi focolai». Per questi interventi a favore di stranieri senza permesso di soggiorno, che comprendono ricoveri, visite specialistiche ambulatoriali, prestazioni di pronto soccorso e farmaci erogati dagli ospedali, l’Asl di Ferrara ha speso 234.397 euro nel 2015, 171.937 euro nel 2016 e 46.293 euro nel 2017, un dato - questo - che include solo i servizi prestati in una parte dell’anno scorso.
«Il ministero dell’Interno ha già rimborsato all’Asl di Ferrara (che raccoglie anche i volumi erogati dall’azienda ospedaliera Sant’Anna, ndr) tutte le competenze relative al 2015 e 2016. Dall’1 gennaio 2017 l’intervento è passato al ministero della Sanità», spiega Michele Greco, responsabile del Cup dell’Asl, il servizio competente per questo tipo di tutela. In alcune province la copertura economica è stata finora parziale. Come si può notare, a Ferrara i dati sono decrescenti e indicano, con una certa affidabilità, che il fenomeno della presenza di stranieri non inclusi nei programmi di accoglienza si sta riducendo, anche velocemente. Un andamento calante che non si riscontra nel resto della regione. In Emilia Romagna i fondi destinati a questa tipologia di utenza sono cresciuti da 7.714.034 euro (2015) a 8.115.971 (2016). La contrazione della presenza sul territorio estense di stranieri senza permesso potrebbe essere il motivo prevalente della riduzione di spesa, mentre in alcune realtà, come Piacenza, il dato è in crescita. A Ferrara c’è un ambulatorio che esegue alcune delle prestazioni programmabili a favore di questa fascia di immigrati ed è gestito dalla Caritas.
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