La Nuova Ferrara

Ferrara

l’avvocato degli operatori del gioco 

«Legge sulle slot, possibili impugnazioni»

«Legge sulle slot, possibili impugnazioni»

La legge regionale dell’Emilia Romagna sulle slot e la loro dislocazione a 500 metri dai luoghi sensibili «innesca dubbi e lascia spazio a contenziosi». A sostenerlo è l’avvocato Massimo Piozzi del...

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La legge regionale dell’Emilia Romagna sulle slot e la loro dislocazione a 500 metri dai luoghi sensibili «innesca dubbi e lascia spazio a contenziosi».

A sostenerlo è l’avvocato Massimo Piozzi del Centro Studi As.Tro, un’associazione che rappresenta gli operatori del gioco lecito. Mentre a Ferrara il Comune ha già concluso la mappatura ed sono in corso dibattiti e polemiche sulle ripercussioni per bar e tabaccherie, il legale di As.Tro interviene sottolineando le peculiarità della legge emiliano-romagnola che la differenziano da altre simili leggi regionali, lasciando aperta la strada, a suo parere, a ricorsi e impugnazioni. Il primo appunto è tecnico: le norme non sono contenute espressamente «nelle disposizioni dell’atto legislativo, bensì da quella delibera della giunta regionale a cui la legge assegna il compito di “varare” le modalità operative dei divieti introdotti».

Il legale contesta inoltre il carattere retroattivo della norma, poiché la delibera «individua le modalità di applicazione del divieto di apertura e di esercizio delle sale gioco e delle sale scommesse, il divieto di nuova installazione di apparecchi per il gioco lecito, introducendo una procedura di espulsione degli insediamenti già attivi, seguendo diversi step attuativi. Di fatto, la normativa regionale dell’Emilia-Romagna sancisce –per il tramite della propria delibera attuativa – la retroattività dell’effetto espulsivo del gioco legale».

Da qui il dubbio di legittimità e la possibilità concreta che possano innescarsi «innumerevoli ricorsi avverso gli atti di mappatura e di “sfratto” che i Comuni hanno emanato (ed emaneranno) tramite i quali si potrà effettuare l’impugnazione collegata (e pertanto tempestiva) della delibera di giunta».

L’avvocato passa poi a indicare le contromosse consigliate agli operatori. A cominciare dall’«accesso agli atti del proprio Comune al fine di comprendere le modalità di misurazione adottate dall’Ente e verificare la corretta aderenza tra i luoghi sensibili censiti e quelli menzionati dalla Legge regionale soprattutto nel caso di luoghi aggiunti dal Comune in forza della facoltà riconosciuta dalla Legge». Passo successivo, «richiedere al Comune di indicare le aree residue in cui eventualmente effettuare la de-localizzazione, per poi procedere all’impugnativa dell’ordine di chiusura».



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