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«Succede anche sul bus e in classe non è facile»

Sabrina Carli (Anffas): non sono frequenti ma esistono casi di ragazzi presi in giro I disabili e la scuola: mancano i sostegni e spesso la soluzione è cambiare scuola

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«Purtroppo è una realtà che abbiamo avuto occasione di conoscere. Per fortuna non sono fatti così frequenti, ma in queste circostanze si coglie, a volte, anche l’inadeguatezza dell’impegno delle istituzioni».

Sabrina Carli è la responsabile dell’area sportiva dell’Anffas, associazione che da quasi 50 anni svolge a Ferrara un’azione di sostegno a favore delle persone disabili.

Il sodalizio ne assiste alcune decine e capita, a chi ha contatti con gli utenti o le loro famiglie, di venire a conoscenza di episodi che non sono stati raccontati nelle pagine di cronaca ma che hanno un loro peso ed importanza nella vita di persone che richiedono assistenza mentre sono vittime di atti umilianti e prevaricatori. È successo lunedì scorso sul treno che collega Codigoro a Ferrara, ma «anche sugli autobus c’è chi deride i disabili e chi dopo qualche tempo ha dovuto rinunciare a salire sul mezzo pubblico, dove veniva preso regolarmente in giro», ricorda Sabrina Carli. Alla dirigente dell’associazione non risultano «casi di violenza contro persone e cose come quello di cui si parla in questi giorni, ma situazioni di grave disagio sono state comunque vissute da ragazzi che poi vedono crescere la loro insicurezza e le loro fragilità».

Fatti che trovano spesso le famiglie «disarmate, incapaci di reagire a circostanze che rischiano di compromettere ogni azione che punta a favorire l’inclusione e spingono la vittima di questi atteggiamenti ad isolarsi e i genitori ad avvertire un senso di impotenza». Per chi già deve scontare un deficit e si sente spesso inadeguato ad affrontare con serenità le relazioni sociali si tratta di situazioni altamente traumatiche, sottolinea Sabrina Carli. Un aspetto di questo discorso non può ignorare che la scuola non sempre risponde alle esigenze di questi ragazzi che necessitano «di assistenza e di attenzioni che vanno oltre l’ordinario - prosegue l’esponente dell’Anffas - fornendo le risorse e gli strumenti adeguati». Anzi, l’istituzione educativa in certi casi ha ammesso la propria incapacità di farsi carico del problema. «È accaduto che famiglie abbiano deciso di ritirare i propri figli perché la scuola non poteva assicurare il sostegno necessario per accogliere un ragazzo disabile - prosegue Sabrina Carli - Non è un mistero che i fondi per sostenere le attività che dovrebbero garantire l’inclusione delle persone più svantaggiate non siano sempre sufficienti. Così accade che a qualche studente si chiede di ridurre la presenza oraria in classe». Ma altrettanto grave è che, in alcuni casi, siano «i genitori degli altri alunni - conclude la dirigente Anffas - a lamentarsi perché ritengono che i loro figli vengano danneggiati dalla presenza di un ragazzo disabile in aula. E c’è chi poi ha dovuto cambiare scuola». (gi.ca.)



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