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Quei prigionieri che non si piegarono al nazifascismo

Quei prigionieri che non si piegarono al nazifascismo

Medaglie d’Onore a ricordo di cinque internati militari Impegno e ricerca per tramandare ai giovani la nostra storia

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Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 nell'esercito italiano lasciato senza ordini, le reazioni dei militari furono diverse; qualcuno aderì alla Repubblica di Salò, altri 810 mila per il rifiuto del nazifascismo furono catturati dai tedeschi sui vari fronti di guerra, uccisi o mandati nei campi di lavoro tedeschi. Di questi, 610 mila rimasero fedeli alla propria patria nonostante le sofferenza che subivano ed il lungo periodo di prigionia durato due anni. Molti morirono di stenti, e per quelli che tornarono non fu facile il reinserimento nella società che li guardava con sospetto, come è stato ricordato molto bene ieri alla Sala Estense nel ripercorrere quella drammatica pagina di storia in occasione delle celebrazioni per la Giornata della Memoria.

Un momento di grande significato e valore umano a cui erano presenti tutte le autorità militari, civili e religiose tra cui il prefetto Michele Campanaro, il sindaco Tiziano Tagliani l'arcivescovo mons Gian Carlo Perego, molti studenti delle superiori e soprattutto i famigliari dei cinque internati militari italiani (Imi) a cui sono state consegnate le medaglie d'onore del presidente della Repubblica.

Ferruccio Bortoluzzi nato a Padova nel 1920 e deceduto a Cento nel 1982; militare di marina, cannoniere P.M. fu catturato a Lero in Grecia nel 1943 dove per 52 giorni partecipò alla difesa del luogo e deportato in Germania Ot Lag XVII dove fu liberato nel 1945. Ha ritirato il figlio Franco; Antonio Finessi nato a Codigoro e deceduto nel 1945 a Monaco durante la prigionia e là sepolto; nel 1957 i suoi resti sono stati riesumati e sistemati nel cimitero italiano di Monaco; ha ritirato la medaglia il nipote Antonio Gennari; Arvedo Schiesaro nato a Pincara nel 1912 e deceduto a Polesella nel 1979; militare telegrafista, fu catturato a Durazzo in Albania e deportato in Germania dove è stato in diversi campi; liberato nel 1945; ha ritirato il nipote Franco Gennari; Alessandro Zenir nato a Treviso nel 1891 deceduto a Brescia nel 1952; civile, capostazione fu arrestato a Berlino insieme a una trentina di ferrovieri a cui fu proposto di iscriversi alla Rsi ma tutti rifiutarono e quindi furono costretti a lavorare in una fabbrica di accumulatori; ha ritirato la nipote Tiziana; infine Ettore Zirini nato a Ferrara nel 1916 e qui deceduto nel 1989; militare fu catturato a Corinto nel ’43 e non ha mai raccontato nulla della sua prigionia; ha ritirato la figlia Rossana.

Gli internati militari ferraresi sono stati circa 625, di cui 250 catturati in Jugoslavia, 135 in Grecia, 28 in Albania, 171 nel centro e nord d'Italia, 15 in Francia e molto più di un centinaio gli internati civili ferraresi come ha ricordato Anna Quarzi direttrice dell'Istituto di Storia Contemporanea che da tempo si dedica alle ricerche per recuperare le loro storie coinvolgendo gli studenti.

Margherita Goberti



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