I droni in volo su Pilastri per studiare la Terramara
Nel sito archeologico matildeo si “scava” anche dall’alto per scoprire il passato Bergamini: attraverso la tecnologia capiamo le potenzialità del territorio
PILASTRI. Anche i droni per lo studio della Terramara di Pilastri. Un uso della tecnologia per aiutare lo studio del passato.
Che i droni facciano ormai parte della vita quotidiana delle persone è un dato di fatto: apparecchiature automatizzate che controllano il territorio, che trasportano e consegnano pacchi come fossero dei corrieri; addirittura impiegati in alcune zone del territorio nazionale per portare apparecchiature salva-vita dove occorrono. Inevitabile, dunque, che anche l’archeologia iniziasse a farne uso. Anche perché l’utilizzo delle fotografie scattate da aerei per studiare la geomorfologia di un territorio e la possibilità che vi siano tracce di antichi insediamenti umani, costruzioni o strade è materia da tempo di geologi e archeologi. Tra la fine degli anni Ottanta e i primi Novanta, inoltre, alcune foto aeree furono al centro di una pubblicazione locale, che metteva appunto in evidenza come l’antico percorso dei fiumi e tracce della passata attività dell’uomo lasciassero tenui seppur interessanti tracce. Recentemente, anche sul sito della Terramara di Pilastri si è sperimentato un metodo analogo: piccoli robot volanti impegnati a riprendere e fotografare il territorio, allo scopo di allargare gli orizzonti del più importante cantiere di archeologia “partecipata” del territorio emiliano.
Le difficoltà legate all’utilizzo dei droni restano moltissime: innanzitutto, si sono riscontrate criticità sulla possibilità di individuare i limiti dell’insediamento oggetto di studio. Dal momento che la parte principale (attualmente soggetta a scavi) è ricoperta da serre. Alcuni voli compiuti a nord e ad ovest del sito terramaricolo, poi, sono serviti per verificare la presenza di alcune tracce “chiare”, ancora oggetto di interpretazione.
Difficile dire se possano avere una connessione con il sito della Terramara e certamente è prematuro tirare conclusioni. Ma intanto, il dato è che i droni si moltiplicano, per studiare e anche controllare per motivi di sicurezza il territorio. «Crediamo che le tecnologie siano utili, se non addirittura fondamentali, per studiare e capire meglio il nostro territorio: le sue potenzialità e anche fragilità – spiega il sindaco Fabio Bergamini –. Ancora è presto per dire se l’applicazione dei droni nei siti di importanza culturale che possediamo possano aprire nuove strade: di certo, al di là degli scavi di Pilastri, sappiamo che grazie ai droni si sono potute verificare negli anni scorsi anche le ferite della Rocca Possente, che presto verrà completata nel suo primo lotto di restauro. Crediamo che le applicazioni di questi strumenti siano molteplici e, per questo, siamo aperti al cambiamento». (mi.pe.)
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