Quei poliziotti che salvarono centinaia di ebrei
Commemorazione dei deportati ferraresi «C’è ancora chi sostiene le leggi razziali»
“Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario”. Questo il pensiero di Primo Levi riportato sul monumento situato nel cortile della Caserma Bevilacqua davanti al quale ieri è stata posta una corona d'alloro nell’ambito delle celebrazioni per la Giornata della Memoria. La cerimonia alla quale erano presenti il prefetto Michele Campanaro, il questore Giancarlo Pallini, il vice sindaco Massimo Maisto, autorità civili, militari e religiose e una folta rappresentanza di studenti ha voluto ricordare che proprio in quella caserma furono reclusi per un breve periodo gli ebrei ferraresi, già nel carcere di via Piangipane bombardato nel gennaio del 1944, prima di essere deportati nel Campo di Fossoli e poi nei lager nazisti, da cui tornarono solo in cinque. Tra questi, Eugenio Ravenna, di cui la figlia Marcella ha letto una toccante lettera.
«Un'iniziativa che si ripete ogni anno - ha ricordato il questore Pallini - a testimonianza del contributo che diede in quella circostanza la polizia di Stato. Sono infatti tre le parole che ne riassumono il significato: memoria, stupore ed equilibrio». “Memoria“ perché comprendere è impossibile ma conoscere è necessario, e solo attraverso la memoria questo si può realizzare affinché tragedie simili scaturite da idee criminali non facciano più parte del genere umano. Episodi gravi ma non vanno trascurati anche segnali allarmanti come il bullismo a scuola, che la Polizia cerca di contrastare incontrando gli studenti. Lo “Stupore” è invece legato alla necessità di interrogarsi sulle atrocità commesse e su chi nega questa realtà, e infine “Equilibrio” a cui si deve tendere con una continua ricerca per ritrovare quello che si è smarrito.
Alcuni studenti del Liceo artistico Dosso Dossi che nell'anno scolastico 2012-2013 realizzarono il monumento ne hanno ricordato gli obiettivi e le finalità riassunte nel desiderio di «testimoniare il loro impegno nel ricordare le vittime dell'odio razzista , nel far conoscere la storia e a divulgarla».
Altri giovani del Vergani della classe V G, hanno riportato tre profili di un vice questore, un commissario e un agente di Pubblica Sicurezza che hanno salvato moltissimi ebrei; testimonianze che Anna Maria Quarzi direttrice dell'Istituto di Storia Contemporanea continua a raccogliere insieme a una rete di istituti italiani. «Le leggi razziali - ha concluso Andrea Pesaro, presidente della Comunità Ebraica - furono promulgate esattamente 80 anni fa, ma purtroppo ancora oggi hanno chi le sostiene».
Margherita Goberti
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