Igor e la Ferrara violenta «Più carcere, meno sconti»
All’inaugurazone dell’anno giudiziario, fari puntati sulla fuga del killer De Francisci (Corte Appello): Feher preferisce le celle italiane e non è un caso
Emilia Romagna, terra di violenza. Un allarme scandito ieri dal procuratore generale della Corte d’Appello di Bologna, Ignazio De Francisci, durante la cerimonia di apertura dell’anno giudiziario: «Omicidi, stupri, violenze familiari». E il nome di Ferrara, in quella lista tutt’altro che lusinghiera, compare più di una volta. «Come non ricordare Davide Fabbri e Valerio Verri - ha dichiarato - uccisi con inaudita ferocia (e Marco Ravaglia ferito) ad opera del cittadino straniero Norbert Feher, detto Igor?» Ma anche «la coppia di coniugi uccisi nel sonno a colpi di accetta dal figlio e da un amico, minori, il 10 gennaio 2017 a Pontelangorino». Storie di ordinaria crudeltà che, in regione, si aggiungono e affiancano all’omicidio di Giulia Ballestri, a Ravenna, e al ferimento con acido di Gessica Notaro, a Rimini. Fatti atroci che non devono nasconderne altri, non meno allarmanti, che hanno marcato le cronache dell’ultimo anno in Emilia Romagna: dal processo Aemilia all’aumento degli omicidi stradali, ai delitti di pedopornografia, alle frodi informatiche, ai furti in appartamento, alle aggressioni contro le donne. Eppure è ancora sul caso Ferrara che batte De Francisci, che nella sua relazione ha dato spazio ad un problema, quello della condizione delle carceri, «che non si può affrontare solo con una, certamente auspicabile, depenalizzazione o con regimi di semplice “rieducazione esterna” o con l’ampliamento delle possibilità per i condannati di non espiare le pene detentive». Le carceri «non possono essere eliminate», anzi bisogna investire «nell’edilizia penitenziaria con nuove costruzioni e col restauro dell’esistente - ha precisato De Francisci - in modo da poter rispondere all’attacco della criminalità con adeguati strumenti». Un proposito sul quale conviene riflettere se - sottolinea, De Francisci - Norbert Feher, “Igor ”, «ha fatto sapere di accettare l’estradizione in Italia, visti gli sconti di pena che il nostro sistema potrebbe riconoscere. Come sappiamo lui - il sistema giudiziario italiano - l’ha già provato». Da tempo il pg solleva il tema dell’eccessiva indulgenza del nostro sistema giudiziario che tra pene scalate e leggi blande cura poco il valore della certezza della pena e arriva anche «ad assecondare la “preferenza” degli stranieri per le carceri italiane». Ma è solo uno dei motivi per cui l’Italia «è un Paese importatore di detenuti stranieri - ha evidenziato il pg - che preferiscono il nostro sistema a quello del loro Paese» e rischia di diventare, per la scarsa trasparenza di alcuni Stati sullo stato delle loro carceri, una sorta di “paradiso penale” per «i latitanti rumeni e degli altri Paesi dell’Est».
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