Chiude lo storico panificio
I titolari: «Troppe spese e poche entrate, ci siamo arresi»
PILASTRI. “Profumo di pane” ha chiuso per sempre. L’ultimo panificio di Pilastri ha abbassato la saracinesca dopo quasi mezzo secolo di attività. La crisi, la grande distribuzione, la mancanza di tempo e forse anche di voglia di fare la spesa passando da un negozio all’altro ha costretto Cinzia Mantovani, che gestiva il negozio da sette anni, ad arrendersi.
«Ce l’abbiamo messa tutta – racconta il marito della Mantovani - ma alla fine ci siamo dovuti arrendere. L’anno è iniziato in salita, abbiamo tenuto botta il più possibile ma le spese erano troppe e le entrate non sufficienti». I gestori hanno messo in vendita tutto. Dal bancone alle teglie fino ad arrivare ai forni e ai contenitori. Il profumo resta, quello non va via assieme al rumore della porta, tipica di bottega, che resterà impresso nella mente di chi in quel forno ci è entrato per anni ogni mattina.
«Andare al supermercato è più comodo, non ci sono dubbi – vanno avanti i fornai – La spesa ormai si fa di fretta e avere tutto a portata di mano, con prezzi decisamente concorrenziali, conviene a tutti. Ma è anche vero che per pochi centesimi in meno si perde tante volte la qualità, il sapore, la fragranza del pane appena sfornato».
Prima di chiudere «abbiamo cercato per diversi mesi qualcuno che fosse disposto a investire, magari qualche giovane con idee nuove, ma niente. E come dargli torto? Non siamo nel centro di una grande città, qui ci si deve arrivare appositamente e non siamo gli unici ad aver alzato bandiera bianca».
A Pilastri è infatti rimasta adesso solo la Conad, la farmacia e un tabaccaio, perché intanto anche l’altro ha chiuso. «Certe notizie lasciano l’amaro in bocca – commenta il consigliere regionale Alan Fabbri – e purtroppo non sono questioni semplici da gestire. Cosa vuoi dire a questa gente? Di tenere botta quando poi gli studi di settore li distruggono? Quando le piccole botteghe sono tassate come se fossero dei colossi? Nel nostro piccolo qualcosa abbiamo fatto togliendo per esempio la tassa sui rifiuti ai negozi delle frazioni sotto i mille abitanti, ma è in realtà poca roba».
E il consigliere regionale aggiunge, «bisognerebbe impegnarsi ad una sorta di ritorno al passato, cercare di comprare il pane dal panettiere, la frutta dal fruttivendolo e la carne dal macellaio. E dovremmo farlo non solo per i piccoli commercianti ma soprattutto per noi e i nostri figli perché sicuramente il cibo che arriva poi sulle nostre tavole ha una qualità diversa».
Annarita Bova
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