Comacchio non dimentica Aiuti umanitari alla Bosnia
I volontari di “In cammino verso Maria” donano attrezzature ospedaliere Un’ambulanza per Medjugorje e strumenti diagnostici per l’ospedale di Mostar
COMACCHIO . Ancora una volta in prima linea il volontariato comacchiese, grazie a un convoglio umanitario, che consentirà di dotare di attrezzature ospedaliere e di un'ambulanza due cittadine della Bosnia-Erzegovina, martoriate dalle guerre civili degli anni '90. L'anticipazione è giunta al termine dello spettacolo degli alunni dell'istituto A. Zappata, che sabato, a Palazzo Bellini, ha aperto uno squarcio sui genocidi compiuti nei territori bosniaci dal dittatore serbo Slobodan Milosevic. A febbraio Mostar e Medjugorje saranno le mete dell’associazione “In cammino verso Maria”, presieduta da don Giancarlo Pirini, con un nuovo viaggio della solidarietà.
«In Bosnia Erzegovina - commenta Rainieri, ristoratore, da anni impegnato con l'associazione di don Giancarlo -, non esiste sanità pubblica e c'è ancora tanta miseria. Molti vivono tuttora nei campi profughi. Si parla poco di questa realtà, che ha bisogno di tutto». Due o tre volte l'anno, camion carichi di prodotti alimentari a lunga conservazione, indumenti, medicine, partono da Comacchio con gli infaticabili volontari dell'associazione, di cui fa parte Rainieri. Il nuovo progetto consentirà di dotare di un'ambulanza il Pronto soccorso di Medjugorje e di apparecchiature diagnostiche l'ospedale a sud di Mostar.
Nel frattempo, tutti possono contribuire, anche con un piccolo gesto, per aiutare famiglie che vivono nella povertà assoluta e senza la copertura di cure mediche. «Chi vuole, può portare indumenti pesanti, soprattutto giacconi usati, in buono stato - precisa Rainieri -, ma anche scarpe e pannoloni, dato che queste sono le priorità, ma servono anche alimenti a lunga conservazione».
Rainieri è approdato in Bosnia per caso 7 anni fa, durante una vacanza, ma «mi sono innamorato del Balcani e del suo popolo - ammette -. Ho voluto approfondire la tragica storia dei genocidi e della cosiddetta pulizia etnica perpetrata dal regime di Milosevic e ho cominciato a girare nei villaggi. Ho sentito che dovevo fare qualcosa e mi sono unito all'associazione di don Giancarlo, impegnata in progetti di aiuto negli orfanotrofi, negli ospedali e nei campi profughi».
Katia Romagnoli
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