Isabella uccisa dall'elica del motoscafo
Depositata la perizia per la tragedia di Albarella: emergono nuovi dettagli e tutti i testimoni confermano le pesanti responsabilità del pilota del mezzo
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FERRARA. E' stata finalmente depositata la perizia relativa all’incidente costato la vita ad Isabella Benetti, la 68enne di Ferrara morta lo scorso 5 agosto in prossimità della “canaletta” del porticciolo dell’Isola rodigina di Albarella. La donna, residente a Santa Maria Maddalena, finì in acqua a causa di una collisione fra il tender dove si trovava con amici ed un motoscafo pilotato da un noto imprenditore del Basso Polesine, Giovanni Visentini. All’incidente, che fu particolarmente cruento, assistettero diversi testimoni, perché avvenuto nel tardo pomeriggio di una domenica, dunque con molta gente che passeggiava sul vicino molo e numerose imbarcazioni nella “canaletta”, ovvero il tratto che collega il porto di Albarella al mare.
La perizia, depositata al Tribunale di Rovigo, è stata preparata dalla Guardia Costiera, operante in quanto l’incidente è avvenuto in mare. È stata presentata con un mese di ritardo data la complessità e la delicatezza dell’argomento. Intanto, una precisazione: in mare non vale l’omicidio colposo come per gli incidenti stradali, ma d’altro canto in qualsiasi tipo di incidenti la responsabilità è sempre a carico di chi conduce l’imbarcazione, di qualsiasi tipo essa sia. Sentiti i numerosi testimoni, la ricostruzione degli eventi combacia con quanto fu raccontato all’indomani della tragedia. Ma c’è una sostanziale novità: il motoscafo Tullio Abate pilotato da Visentini non provocò solo l’onda che sbalzò fuori la 68enne ferrarese (poi uccisa dall’elica dello stesso motoscafo), ma toccò il tender (piccola imbarcazione simile ad un gommone), come dimostrano i segni trovati dalla Guardia Costiera su entrambe le imbarcazioni. La sintesi che appare nella perizia indica che il tender aveva a bordo 4 persone e procedeva a velocità modesta (come impone quel tratto di mare) diretta al porto, mentre il motoscafo investitore procedeva ad alta velocità (dai 25 ai 40 nodi, il limite in quel punto è di 6).
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Ad un certo punto, forse a causa del moto ondoso creato dal suo stesso mezzo, l’imprenditore ha perso il controllo del motoscafo, che toccando il tender ha fatto cadere in acqua tre persone e per una di queste, la Benetti, la caduta è stata fatale a causa dell’elica. Poi, Visentini ha ripreso il controllo del Tullio Abbate, forse inconsapevole di quanto accaduto (qui ci sono testimonianze opposte, da chi lo ha visto confuso a chi ha sentito una sua telefonata in cui diceva “Ho combinato un gran casino”, fino a chi ha ritenuto come intimidatorie alcune sue parole quando è stato fermato appena uscito dalla “canaletta”) ed è stato inseguito e raggiunto da un paio di imbarcazioni, prima di tornare in porto. Nel frattempo, erano stati chiamati i soccorsi, i quali hanno solo potuto constatare il decesso della Benetti ed il ferimento di Carla Ghedini, bondenese moglie di Massimo Benatti, pilota del tender. A quest’ultimo viene contestata la presenza di 4 persone a bordo, quando il limite del suo tender è indicato in 3, ma la difesa (avvocato Alberto Bova di Ferrara) ha precisato che i costruttori del tender (ditta ora fallita) fecero un’omologazione per portare una persona in più.
A questo punto, si attende l’avviso di conclusione delle indagini e poi partirà il processo a carico dell’imprenditore rodigino (seguito da un legale di Milano), per il quale si prospettano due ipotesi: rinvio a giudizio o rito alternativo.
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