Sindacati mobilitati per salvare la Vinyloop
L’azienda che ha lo stabilimento nell’ex Solvay è a rischio di chiusura «Una realtà all’avanguardia che merita un futuro per i lavoratori»
Uscire da una “condizione di morte lenta”, come la chiamano senza troppi giri di parole, e superare lo stallo provocato dalla diversa visione del futuro dei due soci. Parliamo di Vinyloop, azienda insediata nell’area ex Solvay con una ventina di dipendenti. Sono forti le preoccupazioni dei sindacati dei chimici e dei membri delle Rsu, che chiedono un incontro con i dirigenti dell’impresa e l’ascolto da parte delle istituzioni locali e regionali.
«Vinyloop – dice Fausto Chiarioni, segretario della Filctem-Cgil – viene da un 2017 disastroso, caratterizzato da una forte crisi produttiva. Ma non è un’azienda decotta, si tratta di una realtà tecnologicamente all’avanguardia che vogliamo tutelare».
La proprietà è al 60% del gruppo in inglese Ineos e al 40% del gruppo francese Ferrari. Il business consiste nello sfruttare un innovativo brevetto per il riciclo degli scarti di Pvc misti ad altri materiali. Una decisione del Parlamento europeo di eliminare la presenza di ftalati (sostanza tossica presente nei rifiuti post-consumo) nell’arco di quattro anni porta a una riduzione della produzione, costretta a dedicarsi al riciclo dei soli rifiuti post-industriali. La situazione si aggrava con l’incendio allo stabilimento (lo scorso 9 ottobre) che ha causato danni importanti alla parte impiantistica del riciclo, ma già dal giugno 2017 c’erano state 13 settimane di cassa integrazione per i lavoratori. Ineos disse ai sindacati di poter garantire l’attività per il 2017, senza poter dare alcuna garanzia per il 2018, nonostante il socio di minoranza Ferrari sia invece determinato a proseguire.
«Incomprensibile questa incertezza – dicono Cgil, Cisl e Uil – tanto più che la Commissione europea, in materia di anti-inquinamento, punta entro il 2030 al 100% del riutilizzo o riciclo degli imballaggi plastici, perlopiù a base di polistirene, materiale già oggi riciclabile dall’impianto di Vinyloop». L’Ue fra l’altro metterà a disposizione finanziamenti per 100 milioni per sviluppare tecnologie in grado di riciclare produzioni plastiche che già oggi Vinyloop possiede.
«Qui la tecnologia – spiega Chiarioni – è tra le più avanzate al mondo ed è nelle condizioni di riciclare diversi materiali plastici oltre a Pvc e polistirene. La decisione della Cina di chiudere l’ingresso dei rifiuti dall’estero apre una rivoluzione nell’ambito dell’economia circolare resa sempre più necessaria per ridurre l’impatto sull’ambiente di sostanze inquinanti». Per i sindacati Ferrara «può diventare un autentico polo del riciclo con Hera, Amp e Petra Polimeri, che assieme a Vinyloop potrebbero costituire un consorzio».
«Dobbiamo spingere verso la soluzione industriale pensata dal gruppo Ferrari, vista anche l’impostazione politica dell’Ue. Vanno date risposte ai lavoratori», aggiungono Vittorio Caleffi (Uiltec) e Luigi Baiano (Femca-Cisl).
Fabio Terminali
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