Malore etilico a 15 anni Sigilli al minimarket
Il locale di corso Porta Po noto tra i minorenni per la vendita disinvolta di liquori La studentessa ricoverata il 23 dicembre all’ospedale per intossicazione acuta
I ragazzini lo sapevano bene, che in quel minimarket all’angolo tra corso Porta Po e via Boiardo si chiudeva un occhio, e anche due, se si trattava di vendere alcolici a minorenni. Il passaparola si era diffuso rapidamente, e quando c’era da far festa quello era un posto sicuro dove procurarsi da bere senza difficoltà, perché tanto i documenti non li avrebbero mai chiesti.
Lo sapeva bene anche la studentessa di quindici anni che la sera del 23 dicembre è stata ricoverata all’ospedale di Cona, e ha trascorso la vigilia di Natale al Sant’Anna per smaltire una forte intossicazione da alcolici. Da qui sono partite le indagini della polizia di Stato. Gli agenti dell’Ufficio minori e della polizia Amministrativa hanno ascoltato come testimoni gli altri amici minorenni coinvolti nella vicenda, alla presenza dei loro genitori, e gli accertamenti hanno permesso di ricostruire i fatti e risalire a quel minimarket, gestito da un bengalese di 33 anni, dove non si andava troppo per il sottile nella vendita di alcol ai giovanissimi. Il questore ha disposto la chiusura del negozio per quindici giorni, a partire da oggi, per motivi di ordine e sicurezza pubblica (secondo l’articolo 100 del Testo unico di pubblica sicurezza), mentre il titolare ha ricevuto una sanzione di 333 euro.
La ragazza ora si è perfettamente ripresa e sta bene, ma probabilmente ricorderà a lungo quella vigilia di Natale passata in un letto di ospedale per smaltire i postumi di una solenne sbornia. Secondo la ricostruzione della polizia, la sera del 23 dicembre la studentessa era entrata nel minimarket insieme ad altre due amiche di 16 e 17 anni per comprare una bottiglia di vodka e una di succo di frutta.
Il gruppetto aveva con sè un paio di bottigliette di plastica per preparare una bevanda alcolica aromatizzata e scaldare un po’ i motori prima di andare in una vicina discoteca, dove era stata organizzata una festa studentesca. Ma gli effetti di quel cocktail artigianale sono stati micidiali per la giovanissima studentessa, al punto da farla arrivare davanti al locale da ballo in uno stato di evidente ubriachezza. Gli addetti alla sicurezza hanno notato subito che la ragazza barcollava e parlava in modo confuso e l’hanno fatta accomodare nell’atrio dell’ingresso, nel tentativo di farla riprendere, ma poco dopo la studentessa ha accusato un malore ed è svenuta. Gli addetti della discoteca con l’aiuto delle amiche hanno avvisato il padre che con immaginabile preoccupazione ha chiesto l’intervento dell’ambulanza. Al pronto soccorso è stata diagnosticata un’intossicazione da farmaci e la quindicenne è stata ricoverata.
Nel giorni e nelle settimane successive, man mano che gli accertamenti della polizia andavano avanti, è emersa in modo sempre più netto la responsabilità dei commessi del minimarket.
È saltato fuori infatti che quello del 23 dicembre non era stato un episodio sporadico, ma che anzi quella rivendita era diventata un “porto sicuro” per i minorenni che volevano procurarsi alcolici e superalcolici senza problemi, soprattutto in vista delle feste studentesche che periodicamente vengono organizzate in un vicino locale da ballo. È anche apparsa evidente la consapevolezza dei rivenditori circa la minore età dei loro clienti, visto che il commerciante si era raccomandato con le ragazzine di nascondere la bottiglia di vodka, sapendo bene che quella vendita era contraria alla legge.
Alessandra Mura
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