Arte, sgominata rete di falsari. Un indagato a Ferrara
Sei denunciati. Numerose le città e procure coinvolte. Sequestrate “patacche” da milioni di euro
FERRARA. Il mercato delle opere d’arte, pur distante dal grande pubblico, resta uno dei luoghi preferiti dai truffatori. Falsificare l’opera di un artista affermato, riconosciuto o di culto può essere un’attività molto redditizia.
Lo dimostra l’ultima operazione, durata tre mesi e messa a segno dalla Sezione Falsificazione Arte Contemporanea del Reparto Operativo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Roma. Sotto la lente d’ingrandimento degli esperti d’arte dei carabinieri sono finite alcune copie di opere che se fossero state vendute come autentiche avrebbero fruttato ai loro proprietari - secondo i Carabinieri del Tpc - più di 11 milioni di euro. E’ stato lo stesso Nucleo Tutela del Patrimonio Culturale a calcolare l’ipotetico valore di mercato dei 20 dipinti - falsamente attribuiti, tra gli altri, a Modigliani, Balla, Boetti, Boccioni, Shimamoto, De Pisis, Rosai e Ceroli - che avrebbero potuto fare arricchire i malintenzionati a danno di collezionisti disposti a spendere cifre importanti per accaparrarsi i quadri. Sei persone sono state denunciate a piede libero per ricettazione e commercializzazione di opere false, tra questi un piemontese di 55 anni residente a Ferrara.
Tra le procure che hanno avuto un ruolo nell’inchiesta c’è anche quella di Ferrara. Le indagini, coordinate nei diversi filoni anche dalle procure di Roma, Terni e Brescia, hanno consentito di evitare l'immissione sul mercato dei falsi e permesso di individuare le reti di produzione, le autenticazioni mendaci e i canali di vendita con la precisa ricostruzione dei vari passaggi per lo smercio: dal falsario all'acquirente finale attraverso una serie di personaggi "satellite", sparsi su tutto il territorio nazionale, che ricevevano le opere e le piazzavano sul mercato clandestino.
Le province maggiormente interessate dal traffico illegale erano Ferrara, Roma, Bologna, Terni, Brescia e Milano, dove non solo operavano mercanti ufficiali ma anche una rete di persone che, tramite canali privilegiati, entravano in contatto direttamente con i collezionisti a cui proponevano e vendevano le tele. Parte delle opere sequestrate sono state trovate in un magazzino nascosto da una parete a scomparsa, altre sono state sequestrate in un museo, dove erano esposte.
La tela attribuita ad Alighiero Boetti è stata riconosciuta come falsa con l'aiuto della Fondazione intitolata all'artista. Particolare è la circostanza che ha riguardato un ex imprenditore del bresciano, facoltoso collezionista deceduto, a cui sono state vendute nel corso del tempo anche opere false; la famiglia, nello stimare il valore del lascito ereditario, si è rivolta, per tentarne la vendita, ad alcuni intermediari di settore. E proprio i mirati accertamenti degli investigatori su questi ultimi hanno portato alla scoperta della falsità di almeno due opere appartenenti alla collezione.
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