Addio a Fulvio Pertili, raccontò i giovani perduti
Lo scrittore ferrarese è morto a 87 anni dieci giorni dopo l’amatissima moglie I funerali si terranno giovedì pomeriggio nella basilica di San Giorgio
Se ne è andato a soli dieci giorni di distanza dall’adorata moglie, con cui aveva condiviso una vita intera. Fulvio Pertili, lo scrittore che raccontò la “generazione perduta” ferrarese del periodo fascista, è morto venerdì nella sua casa di via Pavone all’età di 87 anni.
Da “La passeggiata delle duchesse” (1993) alla trilogia storica “In cambio di niente” (2000), “Finché l’aprile” (2004”) e “I Buoni Fratelli” (2006), tutti pubblicati per i tipi di Edizioni Cartografica, Pertili fu scrittore prolifico e appassionato, innamorato della sua città.
E proprio a Ferrara, dove era nato il 19 giugno del 1930, ambientò gran parte dei suoi numerosi romanzi, ma non mancarono opere ispirate a un’altra delle sue grandi passioni, i viaggi, che lo portò a scoprire il fascino dell’Africa.
«Papà ha sempre amato moltissimo scrivere - lo ricorda il figlio Francesco - Fin da bambino, a scuola, componeva i temi anche per i suoi compagni di classe». Lettore onnivoro, alla fine della guerra, e per quasi mezzo secolo, lavorò come dirigente alla Sade, poi assorbita da Enel. Ma con l’arrivo della pensione, poté dedicare tutto il suo tempo alla letteratura. «Passava le giornate alla biblioteca Ariostea, per studiare e documentarsi - continua Francesco - Nei suoi libri ha affrontato due temi principali, l’amore e la storia, concentrandosi soprattutto sugli anni tra il 1940 e il 1946 di cui era rimasto uno degli ultimi testimoni insieme a mia madre, Silvana Bergamini, morta appena dieci giorni fa».
Fulvio Pertili coltivava anche l’interesse per la fotografia, partecipando a concorsi e ricevendo riconoscimenti. «Era una persona schiva, sempre un po’ stupita dell’interesse e della risonanza che avevano suscitato i suoi libri, e appariva in pubblico solo lo stretto necessario». Oltre a Francesco, Fulvio Pertili lascia i figli Monica, Luca e Chiara e i nipoti. Tra le altre sue opere, si ricordano “Andremo a Scano Boa”, “La nuova stanza”, “Lavedova Zaniboni”, “Udirono il Cervo bramire”, “Solo dopo le cinque”. Dopo i numerosi viaggi nel continente africano aveva pubblicato “Casa di passaggio”, testimonianza socio-politica della condizione delle varie etnie della Casamance senegalese.
I funerali si terranno giovedì 8 febbraio nella Basilica di San Giorgio, con partenza alle 15 dalla camera mortuaria di via Fossato di Mortara.
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