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Case Famiglia Una giungla con poche regole

di Annarita Bova
Case Famiglia Una giungla con poche regole

Facili da aprire, basta una dichiarazione e non serve personale Vagnini (Ausl) e Rossi (Provincia): la Regione intervenga

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COPPARO. «Senza regole non si può andare avanti, le Case famiglia hanno bisogno di leggi ferree». Questa in estrema sintesi la posizione del direttore generale dell’Ausl Claudio Vagnini e di Nicola Rossi, sindaco di Copparo e presidente della Conferenza socio-sanitaria della Provincia. Dopo i recenti fatti di cronaca, che hanno visto scattare la denuncia per due persone che gestiscono una struttura a Copparo, emerge con tutta la sua forza un problema non nuovo, «che ci ha creato e sta creando non poche difficoltà». Aprire una casa famiglia per anziani è facilissimo e questa volta la burocrazia è praticamente nulla. Paradossalmente, è più in salita affittare un appartamento che non decidere di ospitare delle persone a casa e chiedere di pagare una retta. «Una premessa prima di puntare il dito è d’obbligo - ci tiene e precisare Rossi - Il 90% di coloro che gestiscono le case famiglia sul territorio di Ferrara sono persone oneste che hanno seguito alla lettera tutti i passaggi e continuano a gestire le strutture in maniera impeccabile. Nello stesso tempo non è tollerabile che anche solo una persona su mille possa tenere comportamenti aberranti senza pagarne le dovute conseguenze».

Le Case protette comunali hanno liste d’attesa infinite, quelle convenzionate anche e sono poi carissime, inaccessibili per molte famiglie. Ecco quindi che la Casa Famiglia è un servizio fondamentale per il territorio, che nasce su iniziativa privata per dare una risposta al crescente bisogno di luoghi di tipo familiare, che diano assistenza e ospitalità a persone di terza età.

Il soggetto gestore che intende avviare una Casa Famiglia deve presentare al Comune entro 30 giorni dall’inizio dell’attività, la dichiarazione di inizio attività. E già qui la prima lacuna. Entro un mese significa che per un periodo si può già ospitare persone e incassare parte dei soldi. Per il resto sono richiesti una serie di requisiti come la metratura e la presenza di più bagni in base la numero degli ospiti e non è obbligatoria la presenza di personale h24. Tutto qui. «Non è una cosa ammissibile - tuona Vagnini - Stiamo lottando per avere almeno l’obbligo di accreditamento, forme rigide di controllo, presenza di personale qualificato. Abbiamo a che fare con persone, persone che molte volte hanno problemi legati all’età. Non ci si può improvvisare, la legge lo deve impedire». «Sul mio territorio - aggiunge Rossi - rispetto alle Case Famiglia voglio tolleranza zero. Se ci sarà da lottare, sarò in prima fila ma la Regione deve intervenire immediatamente».

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