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«Sviluppo e turismo verdi meno chimica e carni»

«Sviluppo e turismo verdi meno chimica e carni»

Elezioni politiche, Falciano (M5s): bisogna misurare sempre il costo ambientale Sbagliata la gestione dei migranti, contro la criminalità pene certe e volontari

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Marco Falciano, 28 anni, ambientalista. È così che si presenta il candidato M5s alla Camera Ferrara, nello stesso collegio del ministro Dario Franceschini al quale rivolge prima complimenti, poi (vedi scheda) rilievi di scarsa attenzione proprio alle questioni ambientali.

Per lei l’idea dell’impegno con M5s è nata proprio dalla lotta comune al bracconaggio ittico. Perché è una questione così importante?

«Si tratta di un problema di dimensione europea, visto che queste associazioni a delinquere si spostano nei Paesi come il nostro per predare il pesce e trasformarlo in mangimi, per via delle legislazioni deboli e degli scarsi controlli. Lungo il Po non esistono presidi di forze dell’ordine, che hanno subìto negli ultimi anni tagli del 20% delle risorse. È solo un aspetto della scarsa attenzione riservata alle attività d’impatto ambientale, come gli allevamenti intensivi, che ottengono facilmente i permessi».

Avete aperto un fronte contro gli allevamenti intensivi, che però sono un pilastro dell’apparato produttivo della pianura padana.

«Non si percepisce che la prima questione posta da questi allevamenti è la sicurezza, in termini di crescita dalle malattie autoimmuni e dell’inquinamento diretto. Il consumo di carne deve diminuire ma non con i divieti: se i cittadini fossero informati dei costi ambientali di questo tipo di produzioni, cambierebbero approccio. Personalmente sono onnivoro, il recupero della vera dieta mediterranea sarebbe benefico».

Avete lanciato l’idea di Green belt attorno alle città: significa sacrificare terreni produttivi?

«Nelle nostre campagne questa cintura verde sarebbe rappresentata dal ripristino dei filari di alberi, rifugio di insetti utili come api e scarabei: è dimostrato che dove ci sono i filari diminuisce l’uso di veleni e pesticidi».

Come sviluppare economia e lavoro? Franceschini punta molto sul rapporto tra arte, cultura e turismo. Lei che ne dice?

«Faccio i complimenti al ministro per come ha portato avanti questi temi. Credo però che una ricetta del genere possa andare bene per una città come Ferrara, meno per gli altri centri della provincia. Guardiamo allora ad altre esperienze: Mequinenza era uno dei centri più poveri della Spagna, ma ha valorizzato le guide di pesca sull’Ebro e ora riesce ad attirare turisti da tutta Europa. Sul Po ogni cinque chilometri c’è un campo da pesca, abusivo, gestito da austriaci o ungheresi, che affitta i propri spazi ai pescatori. Con 4mila chilometri di canali sul territorio dovremmo essere noi a gestire questo tipo di turismo».

E le attività produttive legate alla chimica, vanno sviluppate oppure ostacolate?

«La chimica non può essere incentivata se non è verde e sostenibile. I duemila occupati del polo chimico? Bisogna vedere quanti morti all’anno derivano dalla presenza di queste attività. Anche qui andrebbero misurati i costi ambientali, prima di pronunciarsi».

Parlando di ambiente, in questi mesi non si può trascurare la questione calotte per i rifiuti. È il modello giusto?

«Sono sempre dalla parte di chi vuole incentivare la raccolta differenziata, ma oltre all’utilità del servizio bisogna calcolare anche i disservizi e i disagi inflitti ai cittadini. Se sono molto alti, come nel nostro caso, il servizio non è efficiente. Inoltre tendo a diffidare dei dati forniti dai gestori (superato il 70% della differenziata, ndr), anche perché nulla dice sulla qualità della differenziata».

Un altro grande tema di campagna elettorale sono i migranti. Cosa ne pensa dell’affermazione che la qualità della vita a Ferrara è peggiorata negli ultimi anni in rapporto anche all’eccesso di migranti?

«Vivo a Ferrara e anch’io mi sono accorto del cambio di clima negli ultimi anni. È evidente che la gestione dei profughi non è stata adeguata, la ghettizzazione porta problemi: in un paesino come Gorino, per esempio, non potevano pensare d’integrazione dodici migranti. Ho avuto modo di lavorare con alcuni profughi, nelle attività di volontariato sul territorio, e mi sono fatto l’idea che siano ragazzi costretti a non far nulla dalla mattina alla sera, così molti delinquono o scappano in altri paesi. Ma i problemi non sono solo lì».

Cosa vuol dire?

«La caccia a Igor, nel Mezzano, non ha portato alla sua cattura ma in compenso le centinaia di carabinieri che hanno setacciato il territorio per mesi hanno scoperto di tutto: armi, droga, attività illecite di ogni genere. Gli spacciatori in città sono alle porte del Duomo, in Laguna a Capodanno due gruppi di pescatori si sono sparati addosso. C’è un problema più generale di sicurezza».

Come agirebbe lei se fosse eletto deputato?

«La prima cosa da fare è ripristinare la certezza della pena, con il carcere anche per i reati sotto i tre anni. Poi bisogna sviluppare la cittadinanza attiva, il volontariato è l’unica forza in grado di controllare il territorio e avvisare le forze dell’ordine».

Stefano Ciervo

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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