Bassi voleva donare la sua biblioteca all’Ariostea di Ferrara
Il figlio Paolo ricorda l’architetto: progetto non decollato «Una parte del mondo accademico ha snobbato mio padre»
Carlo Bassi e la sua eredità ferrarese. Architetto di fama internazionale, storico e uno degli intellettuali più brillanti del panorama del Novecento ferrarese, Bassi è scomparso lo scorso novembre all’età di 94 anni. Chi è stato e cosa ha rappresentato per Ferrara? A queste domande si cercherà di dare risposte nel corso di un convegno organizzato a Palazzo Crema dalla Fondazione Carife dove verrà ricordata la figura di Carlo Bassi. Ma vogliamo dare uno spunto e un contributo ulteriore, sentendo chi meglio di tutti lo conosceva: il figlio Paolo.
Chi era suo padre e come viveva il suo rapporto con Ferrara?
«Sostanzialmente ha sempre lavorato su due fronti. Il primo era l’architettura moderna, era legato al movimento di Cattaneo, Comaschi, dei razionalisti. Il secondo era la ricerca di guardare indietro, nella storia come maestra. Era infatti molto appassionato di Biagio Rossetti, perché voleva trasportare la modernità del Rinascimento in quella del Novecento. Aveva una concezione dell’architettura più psicologica che scientifica, aveva una visione globale e profonda. Non bisogna dimenticare le radici lontane, diceva, per essere moderni nell’oggi».
Come è stato visto Carlo Bassi in ambito ferrarese?
«Ho notato in questi anni un generale apprezzamento da parte delle istituzioni e da parte di quelli che avevano il compito di lavorare e trasformare la città. Ho visto invece da parte di un pezzo del mondo accademico ferrarese una certa forma di distacco, che ha spesso steso un velo di non accettazione, non era un professore ed è stato considerato un dilettante, in molti hanno effettivamente snobbato il suo lavoro. Era più considerato dalla gente che fa e meno da quella che parla».
Carlo Bassi ha voluto donare qualcosa alla città di Ferrara?
«Negli ultimi anni di vita c’erano stati contatti con l’amministrazione comunale per la donazione della sua biblioteca personale alla biblioteca Ariostea. Si tratta di un lascito di circa 12mila volumi, con testi che spaziano dall’architettura in tutte le sue forme e sfaccettature, con tanti libri di poesia sua altra grande passione. Era stato studiato anche il percorso espositivo di una mostra dedicata propria all’opera di mio padre, di un giovane partito a vent’anni da Ferrara e della sua esperienza professionale e lavorativa, una mostra su una generazione. Di entrambi i progetti non abbiamo avuto più notizie e ci sono state date risposte vaghe e d’attesa. Che ancora aspettiamo. Intanto insieme a mio fratello sto lavorando alla stesura di una pubblicazione che riguarda la vita e l’opera professionale di mio padre».
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