Picchiò il vicino di casa Libero due mesi prima
L’uomo è a processo con la moglie per stalking condominiale in via Rambaldi I residenti: «I domiciliari erano stati una tregua, ora temiamo che torni l’incubo»
Carlo Dedoni, imputato al processo per lo stalking condominiale di via Rambaldi e già finito ai domiciliari dopo aver patteggiato un anno per lesioni aggravate, il 30 gennaio è stato rimesso in libertà, quasi due mesi prima del termine della pena. I giudici hanno infatti deciso di concedere il beneficio della liberazione anticipata per buona condotta, come spiega il difensore dell’uomo, l’avvocato Gianluca Filippone. Dedoni era stato arrestato nel marzo del 2017, per aver picchiato uno dei suoi vicini di casa, Roberto Luzi, tra gli accusatori del procedimento per stalking che ha coinvolto diversi residenti di via Rambaldi. Luzi, che in passato aveva subito un trapianto e ha problemi di salute, era stato pestato a sangue ed era stato ricoverato all’ospedale con quasi un mese di prognosi. Dedoni era stato processato per direttissima e aveva patteggiato un anno di pena, da scontare ai domiciliari (in una casa diversa da quella che divide con moglie e figlio) con il braccialetto elettronico. Ora Dedoni non è più gravato da nessuna misura restrittiva, ed è tornato ad abitare nella casa familiare. «È un incubo senza fine - commentava ieri Cristiana Vici, un’altra dei vicini di casa a essersi costituita parte civile nel processo per stalking condominiale - Questo periodo ai domiciliari ci aveva concesso un po’ di tregua, anche se non sono mancati episodi come secchiate d’acqua buttate dalla finestra e urla in piena notte. Ma almeno era controllato dal braccialetto. Adesso invece è di nuovo libero». La signora Vici ieri era in tribunale per un’udienza davanti al giudice di Pace. Il motivo è sempre legato all’odissea condominiale di via Rambaldi, fonte di numerose denunce individuali poi confluite, grazie all’impegno dell’avvocato Patrizia Micai, in un unico fascicolo e dunque in un procedimento penale per stalking condominiale. Processo ancora in corso (la prossima udienza è fissata per il 14 maggio) e che vede imputata, oltre a Dedoni, anche la moglie Virginia Cerasi. Quest’ultima è a sua volta imputata nel procedimento di ieri davanti al giudice di Pace, per uno dei tanti “rivoli” della vicenda rimasti fuori dal fascicolo principale. I fatti risalgono all’agosto del 2015, ma vennero denunciati una decina di giorni più tardi. Secondo la denuncia della signora Vici, la Cerasi la minacciò e insultò con parole molto volgari, e alla scena prese parte anche il figlio della coppia. Nel presentare denuncia, però, la signora Vici si confuse e indicò una data sbagliata. A sua difesa, la controparte aveva esibito un biglietto aereo per dimostrare che quel giorno il figlio era all’estero. «Ma si è trattata di una semplice vista - ribatte la signora Vici - e ci sono altri vicini che hanno testimoniato indicando la data giusta».
Alessandra Mura
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