La Nuova Ferrara

Ferrara

l’accoglienza 

Don Bedin: i dormitori ci sono, ma hanno regole precise

Don Bedin: i dormitori ci sono, ma hanno regole precise

Dormitori e punti di accoglienza notturni in città non mancano. Già dai primi di dicembre è stato attivato un servizio di assistenza dei bisognosi per l’emergenza freddo, che quest’anno risulta...

2 MINUTI DI LETTURA





Dormitori e punti di accoglienza notturni in città non mancano. Già dai primi di dicembre è stato attivato un servizio di assistenza dei bisognosi per l’emergenza freddo, che quest’anno risulta potenziato, Oltre ai 40 posti letto fissi per tutto l’anno a Villa Albertina (gestita da viale K), il piano comunale ha previsto l’apertura di due dormitori aggiuntivi, per ulteriori venti posti. E se in questo periodo Villa Albertina registra una presenza numerosa di ospiti, non per mancanza di posti che persone disagiate cercano rifugio al Sant’Anna: «Se qualcuno viene da noi perché non sa dove passare la notte, un posto lo si trova sempre - spiega don Domenico Bedin, presidente dell’associazione Viale K - Ma il punto, in questo caso, è un altro. Ci sono persone a cui le strutture di accoglienza vanno strette, perché non si sentono libere, perché devono presentare i documenti, perché vogliono fare un po’ quello che vogliono. Il problema dei senzatetto all’ospedale si è già presentato in passato, al punto che le aziende sanitarie l’anno scorso avevano convocato un incontro con le associazioni sulla questione, chiedendo di farci carico di queste persone. Ma qui non si tratta semplicemente di bisognosi che cercano un posto per dormire, qui siamo di fronte a situazioni più complesse, che riguardano un tipo di disagio non solo materiale, ma anche socio-sanitario». Per persone con problemi di tossicodipendenza o alcolismo che non di rado sconfinano in disagi psichici e altri disturbi sanitari, continua il sacerdote, «le nostre strutture di accoglienza non sono adeguate, e del resto queste persone per prime evitano di rivolgersi a noi per i motivi che ho già spiegato». Da qui l’invito alle aziende sanitarie, al Comune e all’Asp «a lavorare insieme. È necessario un progetto di un altro genere, in cui investire risorse economiche e umane. Nel nostro territorio manca una struttura di accoglienza per bisognosi che possa al tempo stesso fornire servizi di assistenza medica e sanitaria. Se non riempiremo quel vuoto, il problema continuerà a esistere», che si tratti di un ospedale, di una stazione o del ponte di un cavalcavia. (a.m.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google