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Il 3 febbraio 2018 il primo “sì”

Il primo caso di applicazione della legge 219/2017 sul testamento biologico risale al 3 febbraio scorso, quattro giorni dopo la sua entrata in vigore. È stata una signora di 49 anni, di Nuoro,...

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Il primo caso di applicazione della legge 219/2017 sul testamento biologico risale al 3 febbraio scorso, quattro giorni dopo la sua entrata in vigore. È stata una signora di 49 anni, di Nuoro, Patrizia Cocco, a rinunciare consapevolmente alla ventilazione meccanica che la teneva in vita.

Si era ammalata di sclerosi laterale amiotrofica (Sla) sei anni fa, una malattia che rende gradualmente inattivi i neuroni responsabili di attivare il movimento muscolare, fino alla paralisi. Quando la degenerazione colpisce i muscoli respiratori il malato per sopravvivere deve ricorrere alla ventilazione artificiale. Patrizia Cocco, che comunicava grazie a un puntatore oculare, ha confermato la sua volontà di staccare il dispositivo che la teneva in vita davanti a un’anestesista, a una palliativista (specialista di trattamento del dolore), al medico di base, a due testimoni e al fratello che era il suo fiduciario. La rinuncia alla ventilazione artificiale e la sedazione palliativa profonda, richieste dalla paziente, non sono da confondere con l’eutanasia o con il suicidio assistito. I medici contattati per effettuare la procedura hanno atteso l’entrata in vigore della legge per mettere in pratica le disposizioni ricevute della paziente.

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