Lo stalker ai domiciliari continua a minacciare l’ex
Comacchio. Aveva aperto un falso profilo Fb con il nome di una donna deceduta Arrestato dai carabinieri. La vittima aveva raccontato alla Nuova la sua odissea
COMACCHIO. Un anno fa era stato condannato per stalking ai danni della sua ex fidanzata: quattro anni da scontare ai domiciliari, pena poi ridotta in Appello. Ma i tribunali non lo avevano fermato. Da casa sua, mentre scontava la condanna, aveva continuato a tormentare la ragazza, già provata da anni di persecuzioni e aggressioni fisiche.
Ora per Giuseppe Rinieri, pescatore comacchiese di 37 anni, si sono aperte le porte dell’Arginone. Venerdì è stato arrestato dai carabinieri di Lido Estensi, in esecuzione del provvedimento di revoca della misura degli arresti domiciliari e applicazione della custodia cautelare in carcere emesso il giorno stesso dalla Corte di Appello di Bologna. L’uomo deve rispondere di minacce, sostituzione di persona e diffamazione.
Secondo le accuse, l’uomo aveva aperto un falso profilo Facebook con il nome di una ragazza deceduta, per poter inviare messaggi minacciosi - a volte velati, altre volte molto più espliciti - alla sua ex e al suo nuovo compagno, con tanto di offese e insulti. Le successive denunce hanno determinato l’avvio di ulteriori indagini da parte dei carabinieri della Compagnia di Comacchio che hanno permesso di capire che dietro il falso profilo social c’era il pescatore comacchiese.
«Le condotte contestate sono da ritenersi penalmente rilevanti già di per sé, rese ancora più gravi dalla violazione delle disposizioni sulla detenzione domiciliare», spiega il legale della vittima, l’avvocato Carlo Bergamasco.
La ragazza, 27 anni, un anno fa aveva raccontato proprio alla Nuova Ferrara la sua testimonianza; quel rapporto con un uomo di dieci anni più grande che sperava potesse offrirle protezione e sostegno, ma che al contrario si era presto rivelato geloso e possessivo, e che non si era mai rassegnato alla fine della loro relazione.
Scenate, aggressioni fisiche, pedinamenti, il cellulare sottratto per controllare chiamate e messaggi, l’auto danneggiata, insulti e minacce estese anche al suo nuovo compagno e alle persone vicine. Poi il coraggio di denunciare, il processo e la condanna a 4 anni, poi ridotta in secondo grado. Un anno fa la ragazza aveva confessato la sua paura, perché saperlo ai domiciliari non la faceva stare tranquilla. I fatti hanno dimostrato che purtroppo aveva ragione. Anche agli arresti ha continuato a perseguitarla e spaventarla. Con la custodia in carcere è arrivata una tregua, quanto possa durare non si sa.
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