«Noi migranti, fuggiti dalle cose sbagliate»
Il Grande Oriente dà spazio ai racconti di chi è scappato dalla Siria e lavora nell’accoglienza
Forse non la ricordate, la tragica vicenda di Aylan, un bimbo di 3 anni morto sulla spiaggia di Bodrum, in Turchia, in fuga dalla Siria con la famiglia. O meglio, forse ricordate la sua foto, il suo corpo immobile sula sabbia che aveva fatto il giro del mondo, nel settembre 2015, diventando la fotodenuncia contro le politiche di respingimento dei migranti in fuga. Si è parlato anche di questo, ieri mattina a Ferrara, alla Camera di Commercio, all’incontro su “Immigrazione e il lungo percorso verso l’integrazione: dalla voce dei protagonisti, storie di vita vissuta”. Un incontro possibile grazie al Grande Oriente d’Italia che lo ha promosso. A parlare anche di Aylan e della sua tragedia e soprattutto riportando la testimonianza del padre tornato in Siria perché “aveva perso entrambi i figli e la moglie” è stato Riad Khadrawi, un ragazzo che viene da Damasco, Siria, che abita in Italia dal 2013. La sua è una storia di integrazione riuscita perchè dopo l’arrivo in Italia ha ottenuto lo status di rifugiato, ha studiato l’italiano e ora è interprete presso la prefettura di Milano. Riad ha ricordato come i siriani scappino per garantire un futuro migliore ai loro figli, anche che i figli a volte muoiono nelle traversate disperate come accaduto ad Aylan. All’incontro introdotto da Mario Martelli, presidente Collegio Maestri Venerabili dell’Emilia Romagna e moderato da Stefano Mandrioli ha parlato anche il medico Rosamaria Vitale, responsabile presso centri di accoglienza di Varese e Milano. Ha iniziato a fare la volontaria nel 2012 e da allora tanto è cambiato, in peggio. «Nel 2013 i migranti arrivavano, sostavano alla stazione centrale di Milano, li curavamo e poi ripartivano per altri Paesi. Ora non è più così. Vengono accolti nei Cas e Sprar, i primi nati sull’emergenza, ma l’80% di loro è nata per fare soldi, l’altro 20% per bontà d’animo. Poi ci sono gli Sprar, che cercano di accogliere e integrare, favorendo la conoscenza della lingua italiana e l’approccio al lavoro». Altra testimonianza quella di Sanaa Chami, scrittrice e giornalista, scappata dalla Siria «per fuggire dalle cose sbagliate». Per lei parlare di immigrazione è difficile, lo stesso termine è vago «Ci sono diversi tipi di immigrazione, è importante sapere la motivazione per cui le persone lasciano i loro territori, e conoscersi è il primo positivo passo per conoscersi reciprocamente». «L’arrivo di tanti immigrati provoca reazioni di rifiuto violento e questo è pericoloso, porta all’isolamento fino alla xenofobia. Oggi parlare di immigrazione è complesso, ma la causa vera di questo fenomeno è nella destabilizzazione di interi paesi». Le conclusioni a Claudio Bonvecchio per cui sarebbe fondamentale ridurre le diseguaglianze «in base alle quali il 20% della popolazione mondiale consuma l’80% delle risorse. C’è una forte necessità di equilibrare la situazione economica».
Veronica Capucci
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