«Per il personale d’assistenza 11 ore di riposo continuativo»
Secondo le stime dell’Associazione Nadyia almeno 6mila badanti prestano servizio nelle case di famiglie ferraresi. In pratica ogni 25 nuclei che risiedono in provincia uno si fa aiutare da una...
Secondo le stime dell’Associazione Nadyia almeno 6mila badanti prestano servizio nelle case di famiglie ferraresi. In pratica ogni 25 nuclei che risiedono in provincia uno si fa aiutare da una collaboratrice familiare, spesso ucraina. Un dato destinato a salire perché la popolazione ferrarese tende complessivamente ad invecchiare a causa della scarsa natalità e della crescita “lenta” dell’immigrazione (un processo che, per quanto “lento”, solleva comunque dubbi e critiche in una parte della popolazione e della politica).
Sale quindi la richiesta di servizi di assistenza, forniti anche da varie figure professionali. Un mondo solo parzialmente monitorato. Chi lo conosce meglio spiega che lo stipendio, in chiaro o in nero, di una badante nella nostra provincia può arrivare fino a 800-1000 euro e raramente supera questa soglia.
Una parte delle famiglie, inoltre, per necessità e/o comodità ospita in casa una badante e quindi non sempre il turno di lavoro viene separato in modo netto da quello di riposo.
«Il contratto nazionale che regola questa mansione - spiega la sindacalista Monica Martini, della Uil - prevede per le badanti “conviventi” mezza giornata di riposo un giorno della settimana, la domenica libera e assenza di servizio per la notte. Sono regole stringenti, se non vengono rispettate possono innescarsi contenziosi che, per l’impiego del personale alla domenica ad esempio, hanno raggiunto i 40mila euro».
Al di fuori delle famiglie esistono però altre realtà (associazioni, fondazioni, cooperative, enti religiosi, agenzie) che utilizzano personale dipendente per fornire assistenza a strutture organizzate (case protette, case di riposo, centri disabili, assistenza domiciliare etc.) sulle quali va a incidere una recente sentenza della Cassazione (24/2018) che ha stabilito che le badanti hanno diritto a 11 ore di riposo consecutive ogni 24. Personale dedicato all’assistenza alla persona e che fa riferimento al contratto Uneba. Ora il loro datore di lavoro dovrà rispettare il vincolo del riposo continuativo (11 ore) per il personale, pena - come nel caso dell’associazione lecchese sconfitta nella causa da cui è scaturita la sentenza- una sanzione pesantissima, superiore ai 10mila euro.
L’associazione Nadyia, presieduta da Roberto Marchetti, opera da dieci anni a Ferrara e conosce più in dettaglio una realtà che troppo spesso si cela dietro i muri e le porte delle case. Nonostante la sentenza non riguardi prettamente la figura delle (o dei) badanti, il cui lavoro è regolato da un altro contratto, Marchetti invita ad allargare l’orizzonte. «Purtroppo il nostro Paese non ha compiuto scelte nette su questo terreno, come invece hanno fatto altri - argomenta - In Francia ho avuto occasione di vedere da vicino come funziona il loro sistema e sono rimasto colpito». Oltralpe, prosegue Marchetti, «sono previsti sostegni economici molto più sostanziosi di quelli riconosciuti in Italia (ho visto rimborsi fiscali da 17-18mila euro), oltre al fatto che viene privilegiata la formazione e quindi la badante può fornire un’assistenza più qualificata». L’alternativa è la casa protetta «ma in Italia quelle a costo calmierato sono poche e il trasferimento di una persona da assistere in una di queste strutture comporta un impegno economico pesante. Per questo motivo l’assenza di una scelta istituzionale rischia di tradursi in un ulteriore aggravio per chi dovrebbe essere aiutato». (gi.ca.)
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