La vicenda a lieto fine del bimbo tornato a casa
Nel 2016 fecero scalpore i quattro mesi in struttura protetta per un tema a scuola Tutta Tresigallo si mobilitò per la famiglia: «Adesso non ne vogliamo più parlare»
È stata una delle (poche) storie a lieto fine con minori coinvolti nella nostra provincia, anche se il segno di quanto accaduto sarà difficilmente cancellabile. È la storia di un bambino di 11 anni (ora ne ha 13) che alla fine dell’anno scolastico 2015-2016 che i servizi sociali portarono via dalla sua famiglia per quattro mesi (per la precisione 118 giorni).
Fu una storia particolarmente sentita in tutta la provincia e, in particolare, a Tresigallo, dove la famiglia è molto conosciuta e stimata tanto che - non a caso - l’intera popolazione si mobilitò per riportare a casa il bambino.
La vicenda nacque da un innocente tema scolastico di dine anno: agli studenti veniva chiesto di illustrare i tre desideri da affidare al genio della lampada di Aladino. Alla terza domanda il bimbo rispose che non voleva più essere picchiato e rimproverato dalla mamma. «Io qualche volta ho alzato le mani - ci raccontò allora la madre -, ma come fanno tutte le mamme. Lo sgrido e lo rimprovero, certo, ma come fanno tutte le mamme, non sono affatto violenta». Solo che l’insegnante non vide la frase allo stesso modo e fece una segnalazione, con il personale dei servizi sociali che pochi giorni dopo prese il bambino e lo diede in affido ad una casa famiglia.
In seguito, venne anche aperta una pagina Facebook che in teoria doveva essere chiusa al ritorno a casa del bambino ma, in realtà, è rimasta aperta. «Sembrerà strano - ci racconta ula zia che gestisce la pagina –, ma in tanti mi hanno chiesto di tenerla aperta, addirittura ho avuto contatti da una mamma dell’Argentina con problemi simili. In questo modo la pagina per mio nipote è diventata un luogo di confronto su questo tema piuttosto delicato».
Tra le iniziative a sostegno della famiglia va ricordata la fiaccolata il giorno del compleanno del bimbo, con amici, parenti e compaesani che fiaccole alla mano partirono dal cortile della scuola media di Tresigallo, per arrivare fin sotto casa ad incontrare i genitori. «È stato bello vedere il sostegno della gente del nostro paese, la fiaccolata ha toccato tutta la famiglia e questo è stato l’unico aspetto positivo dell’intera vicenda».
Nel frattempo, dal rientro a casa del bambino (festeggiato con una bella merenda aperta a tutti a Tresigallo) sono passati un anno e quattro mesi e la famiglia è tornata alla normalità, anche se non è certamente facile dimenticare del tutto quanto accaduto: «A casa stanno tutti bene, ma nessuno ha voglia di parlare della vicenda. Stanno e stiamo provando tutti a dimenticare, anche se penso che rimuovere del tutto questa storia sarà impossibile. La rabbia non c’è più, chiaro, è rimasto un forte dispiacere per un episodio che non doveva assolutamente accadere. Ma c’è un altro aspetto positivo, in fondo: mio nipote è forte - conclude la zia -, lo ha dimostrato in quei quattro lunghi mesi lontano dalla sua famiglia ed anche al ritorno alla normalità».
Davide Bonesi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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