Sono 3.000 i minori seguiti
Numeri elevati per i servizi sociali tra Ferrara e provincia. E i padri chiedono più diritti
All’inizio di gennaio avevamo raccontato la storia molto triste di un padre di 65 anni che vede il figlio di 3 anni un’ora alla settimana e in compagnia di un assistente sociale. «Come se fossi un criminale - ci aveva raccontato il papà ferrarese -, mentre sono l’unica persona che può dare un futuro al mio bambino». La storia è quella di un uomo già padre di due figli (entrambi laureati), che ha iniziato una relazione con una donna straniera (di un Paese dell’Africa), da cui nasce appunto il bambino. Ma i problemi sono iniziati subito, la donna un giorno ha chiamato i carabinieri e anche se a carico dell’uomo non è stata formalizzata alcuna denuncia, lei è andata via di casa con il figlio e dopo un’altra breve relazione a Ferrara, lei e il bambino sono andati in una casa famiglia.
Ma non si creda che questo sia un caso isolato, tutt’altro. La crisi della coppia è evidente, basta dare un’occhiata ai bilanci di Asp Ferrara, Asp Delta per il Basso Ferrara e Gafsa (Alto Ferrarese) per farsene un’idea. Gli ultimi bilanci approvati sono relativi al 2016, ma al netto delle variazioni più o meno sensibili resta uno specchio abbastanza fedele della situazione in provincia. Intanto, il numero complessivo dei minori seguiti è attorno a quota 3.000, dato elevato e con la parte del leone ovviamente a carico dell’Asp di Ferrara, che comprende la città, l’Unione Terre e Fiumi, l’area del Portuense e quella Argentana. Poi segue l’area seguita dalla convenzione Gafsa, ossia l’Alto Ferrarese, mentre è ultimo l’Asp per il Basso Ferrarese. Spulciando ulteriormente le cifre, si scopre che i minori dimessi e quelli seguiti da zero più o meno coincidono come numero in tutte e tre le zone. Una piccola quota del numero complessivo sono in affido o in strutture di accoglienza (il dato per Asp Ferrara è rispettivamente 49 e 107 su un totale di 1.868, mentre per l’Asp del Delta quelli in affido sono 13 su 360). Fetta importante hanno i minori stranieri, ad esempio nell’Alto Ferrarese sui 775 minori presi in carico circa la metà non sono italiani. Emblematico in tal senso il dato di Cento, con 492 minori a carico, 242 italiani, 25 della Comunità Europea e 225 non della Comunità Europea.
Una delle necessità segnalate dal 65enne ferrarese e non solo (si veda l’articolo nell’altra pagina) è quella di dare maggior tutela ai padri. Nella sua battaglia (di recente è stato invitato anche dalla Rai a “Uno Mattina”) ha provato a rivolgere un appello all’assessore alla sanità, ai servizi alla persona e alle politiche familiari di Ferrara: «Ho incontrato questa persona e capisco la situazione - commenta Chiara Sapigni -, ma è una delle tante, tutte difficili e frutto di separazioni conflittuali. In questo caso, poi, le due persone non erano sposate e questo complica ancora di più le cose. La priorità per chi lavora in questo settore è la tutela del minore coinvolto, in questa situazione ha soli 3 anni, ma se si pensa a bambini di 7-8 anni si deve comprendere che capiscono le situazioni e questo non deve assolutamente accadere. Gli appelli dei padri sono comprensibili, ma non possiamo certo rispondere sui giornali...».
Rimane una disparità di trattamento che può provocare poi reazioni sì sbagliate, ma anche comprensibili... «I padri, ma dico tutti i genitori coinvolti in situazioni del genere, devono stare tranquilli e capire che non c’è alcun accanimento nei loro confronti. Non esiste una persona che decide il futuro di un minore, tutte le decisioni - chiude la Sapigni - sono prese da responsabili che valutano ogni singolo aspetto e dettaglio della situazione in esame».
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