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«Eder vuole sottrarsi a una giustizia giusta»

«Eder vuole sottrarsi a una giustizia giusta»

Lettera aperta dei genitori di Marcello Cenci, il giovane ucciso a Valencia Accusano: ignorati campanelli di allarme. E avvertono: la politica resti fuori

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La loro lettera è un lungo atto di accusa. I genitori di Marcello Cenci, il giovane di 32 anni strangolato a Valencia dal coetaneo Eder Guidarelli, all’indomani della confessione dell’omicida sfogano la loro rabbia in una lettera aperta, e il dolore si traduce in parole forti contro la famiglia di Eder.

«Ha confessato l’assassino di nostro figlio Marcello - scrivono Mario Cenci e Roberta Previati - Ha confessato dopo aver aggredito e pestato a sangue nostro figlio nella piazza di Pontelagoscuro nell’agosto 2016». Il delitto di Valencia, compiuto il 2 luglio, era stato preceduto da tre aggressioni, due a Pontelagoscuro e una a Valencia. Il motivo, sempre lo stesso: la convinzione da parte di Eder che Marcello, già suo amico, mettesse in pericolo il rapporto con la sua fidanzata. Nell’ultimo assalto, il 26 dicembre 2016 a Ponte, ricordano i genitori della vittima, Marcello «subì 55 punti di sutura alla testa e io, padre di Marcello, ho personalmente riconosciuto l’aggressore, come ho dichiarato alle autorità». Di fronte a tutto questo, è il rimprovero che viene mosso più volte nella lettera, i familiari di Eder non avrebbero fatto suonare alcun campanello di allarme. A distanza di sette mesi dal quel drammatico luglio, continua la lettera, Eder «ha confessato. Finalmente conosciamo, qualora ce ne fosse stato bisogno, chi ha barbaramente ucciso nostro figlio. Dovremmo cantare vittoria, adesso giustizia sarà fatta, invece adesso siamo preoccupati, distrutti e impotenti». Timori alimentati dal fatto che «si è tentato di farlo passare per non capace di intendere e volere (ma perizie e controperizie hanno avuto esito negativo»), senso di impotenza perché «dopo la condanna per stalking non si è ancora provveduto al pagamento di una provvisionale, ma sono state movimentate somme consistenti e si continuano a impegnare ulteriori risorse economiche in ricorsi, appelli e diatribe legali».

Preoccupazioni, infine, di non avere giustizia: «Dopo aver confessato si avvarrà, come ipotizzano i nostri legali, del processo abbreviato con relativa riduzione della pena. Nessuna considerazione su tutte queste azioni, ma una preoccupazione, una semplice preoccupazione: sono iniziate le azioni per potersi sottrarre a una giustizia giusta». La lettera si conclude ventilando il rischio di ingerenze: «Ribadendo che certi atteggiamenti della controparte, personali e legali, non ci sembrano concilianti verso la realtà dei fatti, nei confronti della legge e nei confronti della nostra famiglia, ci auguriamo che almeno la politica non entri nel processo sulla morte di Marcello, vista la militanza politica, anzi partitica del padre dell’assassino come riportato anche sulla stampa locale, specie adesso che il processo si svolgerà nella “piccola realtà” di Ferrara. È di questi giorni, di questo momento, la nostra personale preoccupazione verso una giustizia in cui continuiamo a credere ma che sarà sempre più irta di difficoltà, insidie, problematiche burocratiche, legali, economiche e che comunque affronteremo in nome e per amore di nostro figlio Marcello». Interpellati, i legali di Eder Guidarelli hanno preferito non replicare.

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