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Con la riforma Delrio una sforbiciata da 240 unità

Con la riforma Delrio una sforbiciata da 240 unità

L’emorragia di dipendenti pubblici denunciata dai sindacati trova ovvio riscontro nel dati della Provincia di Ferrara: conseguenza della riforma Delrio che, attraverso la legge 56 del 7 aprile 2014,...

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L’emorragia di dipendenti pubblici denunciata dai sindacati trova ovvio riscontro nel dati della Provincia di Ferrara: conseguenza della riforma Delrio che, attraverso la legge 56 del 7 aprile 2014, ha previsto una profonda rimodulazione delle amministrazioni provinciali, imponendo una razionalizzazione del personale.

Cifre alla mano, dal 2015 al 2017 il Castello ha compiuto una sforbiciata di 244 unità, passando da 413 a 169 dipendenti, operando una riduzione anche maggiore della quota del 50 per cento prescritta dalla Finanziaria 2015. Nell’organico di tre anni fa era compresa anche una decina di docenti dell’Iti, l’istituto tecnico di via Pontegradella nato dalla fusione di Itis e Itip.

Ma in che modo è stato ridotto il numero dei dipendenti, e quali ambiti sono stati interessati? La risposta all’ultimo interrogativo è presto detta, visto che, sempre per effetto della riforma Delrio, le Province hanno perso le competenze relative ad agricoltura, ambiente, protezione civile, servizi socio-sanitari, attività produttive, politiche del lavoro e ora anche turismo, mantenendo invece la gestione di viabilità, edilizia scolastica, programmazione dell’offerta formativa e polizia provinciale.

Dai 169 dipendenti “perduti”, 65 sono semplicemente andati in pensione (tra cui cinque dei docenti Iti) e, per effetto del blocco del turn-over scattato a partire dal 1° gennaio 2015, non sono stati sostituiti. Ma il grosso del calo è dipeso dalla ricollocazione del personale determinato dal trasferimento delle funzioni prevista dalla riforma Derio. Dunque 128 dipendenti dell’amministrazione provinciale sono andati a lavorare altrove: 122 sono approdati in Regione, e di questi 34 sono stati assegnati ad Arpae. Un’altra unità è stata spostata al Ministero dei Trasporti, mentre i restanti cinque docenti Iti sono stati “statalizzati” attraverso una convenzione con il Ministero dell’Istruzione.

A questa “diaspora” vanno poi aggiunti i 46 dipendenti sovrannumerari che erano in servizio alle Politiche del Lavoro, una funzione inclusa tra quelle non fondamentali. Entro il 30 giugno di quest’anno, con la nuova Legge di Bilancio, questi 46 dipendenti saranno assegnati all’Agenzia regionale per il lavoro, e dunque non saranno più conteggiati come unità in sovrannumero in capo all’amministrazione provinciale. Il resto della riduzione (altre cinque unità) è stato determinato da decessi e mobilità volontarie.

Qualche cambiamento in direzione contraria potrebbe avvenire da quest’anno con la fine dell’interdizione alle assunzioni. Sulla carta, perlomeno, perché se la Provincia ha riottenuto “licenza di assumere”, deve fare i conti coi margini consentiti dalla sostenibilità del bilancio, che sarà approvato entro marzo: nel 2018 sono previste tre cessazioni del rapporto di lavoro, la possibilità di poter procedere a una sostituzione è legata alla disponibilità delle risorse.

Un nodo, quest’ultimo, che ha accompagnato la riforma incompiuta: la prevista abolizione delle Province, stoppata dalla bocciatura del referendum costituzionale del 4 dicembre 2016, ha lasciato di fatto le amministrazioni provinciali al bivio. (a.m.)

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