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il tema sul tavolo della regione  

«Il vero collo di bottiglia sono le borse di specialità»

Medici del pronto soccorso e dell’emergenza sanitaria, pediatri, ginecologi, urologi. L’elenco è noto da tempo: sono le specializzazioni che per gli ospedali è sempre più difficile reperire e non...

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Medici del pronto soccorso e dell’emergenza sanitaria, pediatri, ginecologi, urologi. L’elenco è noto da tempo: sono le specializzazioni che per gli ospedali è sempre più difficile reperire e non solo sul territorio locale, ma ormai in tutta Italia. L’allarme è risuonato per anni nelle stanze dove si incontravano gli operatori del settore e anche sulle riviste specializzate. Da qualche tempo le preoccupazioni espresse dagli addetti ai lavori sono uscite da quell’angusto recinto e hanno raggiunto le orecchie del cittadino comune.

Le Asl e le aziende ospedaliere aprono le loro corsie ai concorsi, ma non è raro il caso che il bando vada deserto. Proprio pochi giorni fa il quotidiano “Il Sole 24 Ore” ha indicato alcuni dei punti critici della formazione nazionale in sanità. Il numero chiuso nelle università non è il vero tallone d’achille, secondo il responsabile nazionale di Anaao Giovani, Domenico Montemurro, perché il numero dei laureati può essere programmato con maggiore aderenza al fabbisogno riducendo gli accessi per altri 4-5 anni. Il vero collo di bottiglia è rappresentato, secondo il sindacato medico, dai corsi di specializzazione, che dovrebbero offrire oltre 3mila contratti di formazione in più all’anno sempre nel prossimo quinquennio.

Cosa lo impedisce? Il costo dell’operazione, oneroso per le finanze statali, e anche per le Regioni. L’anno scorso l’Emilia Romagna ha finanziato 17 borse di studio per la formazione dei medici di emergenza-urgenza che si sono andate ad aggiungere alle 17 sostenute con un impegno finanziario deliberato dal ministero della Salute.

Il rinforzo regionale, però, non è sufficiente ad alimentare un flusso adeguato di specialisti. È recentissima la notizia, pubblicata dalla “Nuova”, che Sant’Anna e Unife hanno firmato un protocollo per consentire l’immissione, con servizi non superiori alle 15 ore settimanali, di dottorandi (medici specializzati iscritti al dottorato di ricerca) che potranno svolgere attività assistenziale nei reparti ospedalieri. «Se si tiene conto del fatto che circa 1.500 nuovi laureati in medicina non riescono ad ottenere una borsa di specializzazione o ad entrare nel corso da medico di base - commenta Adelina Ricciardelli, ex presidente Simeu e attuale direttore dell’Unità operativa di pronto soccorso - si può iniziare a capire che il problema non è di facile soluzione. Per alcuni di questi aspiranti medici l’unica possibilità di lavorare è andare all’estero o entrare nel privato, mentre negli ospedali manca personale medico specializzato. Una delle strade potrebbe essere ripristinare, in forme che rispettino le norme europee, la formazione sul campo. Ma il tema è delicato e richiede analisi e approfondimenti mirati». In Regione proprio domani è convocato un incontro tra Simeu e responsabili di pronto soccorso. (gi.ca.)

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