Bike sharing “sgonfio” il Comune pensa ai cinesi
Flop delle bici verdi della Regione, anche il servizio municipale segna il passo Bocciato il progetto-card, ora si parla del noleggio libero del colosso Alibaba
Le bici in affitto ferraresi non seguiranno nella “ritirata” di questi giorni le cugine cinesi di Firenze, Torino e Roma, ma non perché siano un modello di efficienza: anzi, hanno da tempo le ruote a terra. L’unico vantaggio del sistema di bike sharing estense, quello delle bici blu e gialle per intenderci, tra i primi a nascere tra squilli di trombe negli anni Duemila, è paradossalmente la sua scarsa duttilità, che ne ha frenato lo sviluppo ma preserva maggiormente i mezzi dai vandalismi fatali ai Gobee.bike in uso nelle metropoli. Il fatto di non poter lasciare la bicicletta in qualunque posto, dopo l’uso, ma di doverla riportare alla rastrelliera dove la si è presa, in luoghi pubblici in genere frequentati, disincentiva i comportamenti incivili. E ora si pensa al rilancio coinvolgendo i cinesi.
In realtà i sistemi di bike sharing teoricamente disponibili in città sono due, visto che dal 2013 è stato installato anche Mi Muovo, le bici verdi collegate a colonnine elettriche, lanciato dalla Regione con grandi aspettative in quanto era legato alla possibilità di utilizzare le due ruote con l’abbonamento del treno o del bus. Le cinque installazioni, poi diventate sette, dotate di una settantina di bici da affittare, non sono mai decollate e il progressivo calo di utenti ha indotto Ami, il gestore locale, a chiudere il servizio rinchiudendo le poche bici intatte in un magazzino. «C’erano troppi episodi di vandalismo e diversi problemi di gestione del software oltre che del call center, così l’estate scorsa il Comune ha deciso di sospendere il servizio in attesa di un progetto complessivo sul bike sharing» spiega Beppe Ruzziconi, amministratore Ami. Da notare che la Regione aveva speso a suo tempo circa 2 milioni di euro per acquistare un migliaio di biciclette condivise, che sono state distribuite nei vari capoluoghi: risulta funzionante attualmente solo il sistema di Parma.
Quanto al servizio con le bici blu e gialle, che è gestito da Ferrara Tua, è da anni in fase ristagnante, senza implementazioni tecniche e informatiche che possano superarne le limitazioni iniziali. Un paio di anni fa Centro in bici, la società fornitrice, ha avanzato una proposta di ammodernamento del sistema, che però è finita nel dimenticatoio: «Avevamo progettato di adottare un sistema di prelievo delle bici non più meccanico, ma con una card dedicata o il cellulare - spiega Fulvio Tura (Centro in bici) - Sarebbe stato possibile utilizzare lo stesso parco bici e rastrelliere, aggiungendo l’opzione di restituire il mezzo in una rastrelliera diversa da quella di prelievo. Il costo? Circa 60mila euro di partenza, ai quali però vanno aggiunti 500 euro all’anno per bici di riposizionamento. Forse i costi sono stati considerati troppo alti, fatto sta che Ferrara Tua non ci ha più ricontattati».
Il bike sharing nella città delle biciclette è destinato ad una lenta eutanasia? In realtà risulta che qualcosa si stia muovendo a Palazzo Municipale, visto il volume dei contatti attivati nei mesi scorsi con le principali società di gestione dei sistemi più evoluti, quelli a restituzione libera delle biciclette in ogni luogo della città, che vengono poi rintracciate da un’app in grado anche di aprire la chiusura del lucchetto fisso. Si tratta dello stesso sistema che in questi giorni sta registrando tali problemi di vandalismo, e non solo, da decretare la chiusura del servizio in Italia, ma il gestore di cui si parla in questi giorni non è Gobee.bike ma Mobike, legato al colosso cinese Alibaba.
Stefano Ciervo
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