L’esperto Stefanati: pregi e difetti di tre sistemi
Sono sostanzialmente tre i sistemi di bike sharing disponibili e operativi in Europa, ognuno «con i propri pregi e punti di debolezza». Ad inquadrare in questa maniera il panorama delle bici...
Sono sostanzialmente tre i sistemi di bike sharing disponibili e operativi in Europa, ognuno «con i propri pregi e punti di debolezza». Ad inquadrare in questa maniera il panorama delle bici condivise, in un momento nel quale l’amministrazione comunale sta riflettendo sul da farsi, è l’esperto Gianni Stefanati. Per molti anni responsabile dell’Ufficio biciclette del Comune, oggi inglobato nel Servizio mobilità, Stefanati è diventato consulente della piattaforma City for cyclist, che a livello europeo raggruppa le città a misura di due ruote. «Il sistema ancora in uso a Ferrara è il più datato, ha elementi di rigidità dovuti alla custodia meccanica con chiave e all’esigenza di riportare le bici sempre nello stesso posto, ma è rimasto in funzione fino ad oggi senza implementazioni» segnala Stefanati: serve solo per gli spostamenti fissi. In bike sharing con colonnine in uso ad esempio a Parigi è più flessibile per l’utenza ma i costi si alzano, «se l’ente pubblico non è in grado di fornire gli spazi pubblicitari richiesti dai gestori». C’è infine il sistema a flusso libero, offerto da multinazionali di origine cinese, che viene gestito attraverso l’app dello smartphone e prevede il pagamento di una cauzione iniziale. È quello più esposto sul fronte del vandalismo.
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