Scuola, precari in cerca di stabilità
Le maestre diplomate: «Futuro in bilico dopo anni di lavoro»
Precari della scuola, maestri e maestre diplomate magistrali, laureati in scienze della formazione primarie e personale Ata lavorano da anni senza vedere riconosciuto il loro impegno con una assunzione in ruolo; perciò ieri davanti alla Prefettura i rappresentanti dei tre sindacati della Scuola - Alessandra Zangheratti della Cisl, Hania Cattani della Cgil e Sara Perinelli della Uil - si sono fatte portavoce presso il Prefetto Michele Campanaro, delle loro richieste.
«Abbiamo ottenuto un tavolo tecnico con il Ministero per ottenere una soluzione politica - ha dichiarato Mauro Santi della Flc Cgil accanto i dimostranti davanti alla Prefettura - ed ora chiediamo che questo tavolo lavori e proceda per ottenere una assunzione a tempo indeterminato del personale precario. Troviamo infatti assurdo il comma 133 della Legge n. 7/ 15 che umilia i lavoratori e li penalizza, in quanto stabilisce che chi ha lavorato per 36 mesi occupando un posto vacante, non possa più vedere rinnovato il suo incarico. Tra l'altro questo va contro quanto sostiene il Parlamento Europeo che asserisce esattamente il contrario ovvero che queste persone devono essere assunte».
Per le insegnanti delle scuole elementari diplomatesi prima del 2001- 2002 che hanno fatto ricorso contro la disposizione che consentiva l’accesso alle Graduatorie a esaurimento solo alle maestre laureate, è stato raggiunta una parte dell'obiettivo; sono state incluse nelle Gae, seppur in modo provvisorio. «Siamo 49 in bilico - dichiara il gruppo delle interessate - e non è chiaro come procederanno le assunzioni in ruolo o, addirittura, se mai ci saranno».
Stanno peggio invece le colleghe che si sono diplomate dopo quelle date per le quali non è possibile neppure l'inserimento nella Gae, ed appartengono alla cosiddetta “seconda fascia“ con l'obbligo di laurearsi se intendono insegnare.
«Noi non contestiamo la sentenza del Consiglio di Stato - dicevano unitariamente - ma chiediamo una soluzione politica». «Io insegno come supplente da 12 anni - prosegue una maestra - e mi trovo oggi a non sapere cosa ne sarà del mio futuro, che prevedo piuttosto nero».
Mauro Santi ha poi aggiunto una considerazione relativa all'impatto che avrebbe per lo Stato l'inquadramento economico definitivo dei precari, l cui stabilizzazione comunque risolverebbe di certo tanti problemi organizzativi della scuola, che non è mai in grado di avviare l'anno scolastico regolarmente. (m.g.)
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