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l'appalto dell'ospedale

Sanità, archiviata l'inchiesta "Cona bis", nessun abuso o falso

Sanità, archiviata l'inchiesta "Cona bis", nessun abuso o falso

Gli indagati erano otto. I giudici trancianti: accuse inesistenti e non dimostrate. Cancellati gli esposti del sindacato Uil e i rilievi dei politici

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FERRARA. C’era anche chi (la consigliera regionale M5S Raffaella Sensoli) chiedeva una commissione d’inchiesta, compiva sopralluoghi e blitz nei sotterranei del polo ospedaliero di Cona, citando «infiltrazioni d’acqua, muffe, calcestruzzo e cemento che si sgretolano», che mettevano a suo dire in discussione la sicurezza delle fondamenta dell’ospedale. C’era anche chi, il sindacalista Uil Fpl, Enrico Franceschi , in un esposto del maggio 2013 elencava «irregolarità nella realizzazione e gestione dell’ospedale Sant’Anna di Cona». Ma c’è anche chi, oggi, gennaio 2018, il gip Silvia Marini, cancella tutto quello che è stato detto e riferito a sproposito - almeno questo vien da dire leggendo gli atti giudiziari - sulle presunte irregolarità commesse sull’ospedale di Cona. Atti con i quali vengono archiviati gli 8 indagati dell’inchiesta Cona bis, archiviati dal giudice Marini su richiesta della procura di Ferrara, pm Stefano Longhi con una lunga, corposa e analitica ricostruzione di 11 pagine con cui fotografa l’inesistenza delle accuse e smentisce tutti i proclami parapolitici che avevano sostenuto queste accuse. I reati supposti (abuso d’ufficio e falsi) sono «indimostrati», non sono mai ai emersi «elementi soggettivi», vantaggi patrimoniali o danni ingiusti.

Per questo motivo, 8 manager della sanità ferrarese e della gestione sanitaria (alcuni ex) coinvolti in questa inchiesta escono dalle indagini senza nessun rilievo penale. Erano stato indagati - come atti dovuti - e poi tutti archiviati Gabriele Ribaldi, ex direttore generale del S. Anna di Cona; Paolo Chiarini, Rup del procedimento; Marino Pinelli, responsabile amministrativo progetto Cona; Ivan Cavallo, direttore amministrativo; Andrea Gardini, direttore sanitario e poi ancora Carlo Melchiorri, direttore lavori; Giuseppe Cosenza direttore sanità pubblica, presidente commissione sanitaria Asl; e Mario Berriola, ingegnere.

Da archiviare, sono tutti gli abusi d’ufficio e falsi ideologici, perchè scrivono il giudice Marini e il pm Longhi - ad esempio sul fatto denunciato più volte dalla consigliera M5S, Sensoli - sul famoso cunicolo sotterraneo di servizi, il calcestruzzo usato era più che idoneo, non vi era stata nessuna scelta costruttiva che ne metteva in discussione la sicurezza (d’altronde su questo punto il primo processo aveva assolto tutti gli imputati per il calcestruzzo non “depotenziato”) e infine i lavori che vennero svolti nel cunicolo dei servizi non avrebbero portato a pagamenti extra per Progeste ma «sarebbero stati previsti nel contratto di appalto e comunque resi necessari dopo errori di costruzione».

L’inchiesta era nata dall’esposto del sindacato Uil, in parallelo al filone ben più grande e articolato legato agli appalti e ai lavori di Cona: inchiesta conclusa nel processo con una valanga di assoluzioni, anche in questo caso tutto cancellato, accuse e veleni (vedi scheda qui a fianco). L’indagine ora archiviata per gli 8 indagati però verteva su diversi aspetti da approfondire: dalla progettazione dell’ospedale, al suo ampliamento e all’affidamento dei servizi non sanitari. Ma gli atti di procura e del gip Marini spazzano via polemiche anche su altri aspetti (veleni diventati accuse): sull’autorizzazione sanitaria per l’ospedale («ipotesi di falso sfornita di riscontri probatori») e sulla certificazione antincendio («ipotesi prive di qualsivoglia efficacia probatoria»). Alla fine, tutto archiviato.

Daniele Predieri


 

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