Baltur, cifre record «Crescita all’estero e acquisizioni»
L’ad Fava: +33% del fatturato, quindici persone in più Ma il Centese non è ancora fuori da crisi e post-sisma
La Baltur di Cento si candida a portabandiera dell’intera industria ferrarese. I risultati di bilancio 2017 certificano spinta espansiva e marginalità da record, e i programmi del 2018 sono puntati su acquisizioni e partnership estere di primo piano. Ne parla l’amministratore delegato dell’azienda che produce caldaie a gas e bruciatori, Riccardo Fava.
Come definirebbe la Baltur di oggi, quasi vent’anni dopo averne preso la guida e al termine della devastante crisi?
La Baltur di oggi è davvero un’altra azienda: stabilimento, attrezzature e prodotti sono completamente riammodernati, il manager è completamente cambiato. Parliamo di un’azienda molto redditizia, che lavora in gran parte con l’estero con una cassa attiva e debito azzerato. Siamo nelle condizioni di studiare diverse operazioni di acquisizione in Italia e accordi di livello su mercati di grande rilevanza.
Qualche anticipazione sui numeri di bilancio appena approvati?
Il fatturato 2017 ha raggiunto 82.400.000 euro, con una crescita del 33% sull’anno precedente. È realizzato in massima parte, il 76% del totale, sui mercati esteri e posso anticipare che, seguendo le linee di sviluppo già impostate, nel giro di 3-4 anni questa quota arriverà al 92%. Il nostro core business restano bruciatori e caldaie a gas, che rappresentano circa l’88% del fatturato, i mercati principali, oltre l’Italia, sono Cina, Russia, Turchia, Nord Africa e Medio Oriente, Europa. Il margine operativo lordo è molto elevato, 17%, con l’Ebit al 16% che coincide in sostanza con l’utile. La posizione finanziaria netta al 31 dicembre 2017 è attiva per oltre 9 milioni.
È in crescita anche l’occupazione?
Sì, attualmente i dipendenti sono 230, di cui 25 somministrati, con una crescita di 15 unità in un anno. Anche per i prossimi 12 mesi il trend sarà questo, abbiamo forse meno difficoltà della media a trovare figure specializzate (ingegneri di processo e operai diplomati in prima fila) vista la nostra reputazione sul mercato, ma in ogni caso la ricerca è continua. Forniamo un welfare aziendale importante, con polizze e un premio di risultato in busta di 2.600 euro, in cambio di flessibilità nei momenti di picco di richieste, straordinari e sabati. Il rapporto con i sindacati è buono, teniamo conto che quest’azienda non ha mai fatto un’ora di cassa integrazione durante la crisi, neanche dopo il sisma.
A proposito di crisi, l’area Centese si può dire definitivamente fuori?
Direi di no, non siamo ancora del tutto usciti dalle difficoltà. Al di là degli andamenti delle tre aziende più importanti, Baltur appunto, Fca e Fava, si difendono le realtà di medie dimensione e chi è rimasto agganciato ai treni più importanti. Altri non ce l’hanno fatta. Noi stessi abbiamo cercato di salvare il più possibile dei nostri fornitori locali, ma in certi casi, constatato che non c’era la capacità di soddisfare le nostre richieste, abbiamo dovuto rivolgerci altrove.
E il post-sisma? Un successo come ha detto Errani in campagne elettorale?
Le cicatrici di Cento non potranno rimarginarsi senza il pieno recupero degli edifici storici e dei contenitori del centro. E questo obiettivo mi sembra ancora lontano.
Tornando alla Baltur, qualche altra anticipazione?
Facciamo tanti investimenti 12 milioni nel biennio 2017-18. Presto inaugureremo il nuovo laboratorio di ricerca e sviluppo, qui nell’area dello stabilimento, e abbiamo progettato assieme alla Technogym dell’amico Nerio Alessandri la nuova linea di assemblaggio molto digitalizzata. Tra un mese a Milano presenteremo i prodotti del futuro, pompe di calore e sistemi ibridi.
Stefano Ciervo
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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