La dinasty si è semplificata Controllo al ramo di Enrico
La Baltur è un perno del gruppo industriale Fava, che ha ormai completato un lungo e delicato riassetto azionario all’interno della famiglia e si presenta ora con una proprietà compattata attorno al...
La Baltur è un perno del gruppo industriale Fava, che ha ormai completato un lungo e delicato riassetto azionario all’interno della famiglia e si presenta ora con una proprietà compattata attorno al ramo di Enrico Fava e dei tre fratelli: Riccardo, appunto, Luigi e Emanuela. I primi due sono peraltro i manager esecutivi delle due principali aziende, Baltur e Fava essiccatoi, che controllano Italtherm e Storci. Seguendo la storia dell’azienda di bruciatori si può ricomporre i pezzi di un puzzle che ad un certo punto, con la divisione dell’azionariato lungo i rami della terza generazione dei Fava, poteva complicarsi. Baltur è l’acronimo di Ballanti e Tura, i due artigiani che iniziarono a produrre i primi bruciatori a nafta nel 1950, a poche centinaia di metri dall’attuale sede, in via Ferrarese. Augusto, Arturo e Angelo “Lino” Fava, la prima generazione della dinasty, entrarono in Baltur all’inizio degli anni Sessanta come soci di capitale, al 50%, e fornitori del terreno sul quale venne edificato l’attuale stabilimento.
I Fava rilevarono tutte le quote e la gestione nel 1987, quando la presidenza venne assunta da Gianni, per molto tempo il punto di riferimento operativo del gruppo, e l’obiettivo venne puntato subito sull’internazionalizzazione. Il nipote Riccardo divenne amministratore delegato nel 1999, trovando un’azienda «di buone potenzialità, ma pesante negli organici e nei processi, e anche con un debito significativo», come ricorda lo stesso manager. In questi anni Riccardo e i fratelli hanno lavorato al riassetto societario, che ha avuto tre step: 2002, 2008 e 2016. Dopo quest’ultimo passaggio l’azionariato della Baltur si è concentrato attraverso la finanziaria Relfin al 91% nelle mani di Enrico Fava e dei tre figli, con il 9% a Lisetta, sorella di Gianni, che è stato liquidato (in azienda lavora il giovane Gherardo Govoni, figlio di Lisetta); alla Fava, invece, il nocciolo duro controlla il 74% delle azioni, con la parte restante nelle mani dei soci storici, tra i quali Gianni. L’operazione è avvenuta attraverso un family byout, scaricando cioè parte del debito per le liquidazioni dei soci nella stessa Baltur, ma in maniera equilibrata, tanto che è risultato sostenibile: «In altre aziende non è andata così» dice Riccardo, con riferimento ai concorrenti Riello, finiti in mano americane.
Riccardo nel 2011 ha fondato la piacentina Italtherm, assieme a Paolo Mazzoni, sulle ceneri di un’azienda venduta ai tedeschi Vaillant che poi la chiusero.
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