Minniti: anche a Ferrara un Patto per la sicurezza
Il ministro: in Gad più forze dell’ordine, integrazione e sviluppo urbanistico Già inviati sei reparti. «E la vostra accoglienza diffusa dei migranti va esportata»
Anche a Ferrara, come in diverse altre città, da Firenze a Brescia passando per Rimini, sarà firmato un «Patto per la sicurezza di nuova generazione», mirato in particolare alla zona Gad e imperniato su più forze di polizia, certo, ma anche «politiche di sviluppo urbanistico, più illuminazione e integrazione». Parola di Marco Minniti, ministro degli Interni, che ieri mattina è venuto ad annunciarlo proprio in Gad, alla Wunderkammer di via Darsena, a fianco del “collega” della Cultura, Dario Franceschini, e al sindaco Tiziano Tagliani. Era stato proprio quest’ultimo, qualche minuto prima, ad evocare, certo non casualmente, i patti firmati di recente a Brescia e Rimini, ricordando come l’esercito in Gad abbia «portato una sensazione di maggior sicurezza». Fino al momento della firma, ha detto il ministro, resteranno in città i rinforzi già operativi da un paio di giorni: si tratta di «sei reparti di controllo in più», cioè 2 pattuglie dei Carabinieri da due unità l’una, 2 della Polizia e 2 della Finanza.
In cosa si concretizzerà questo Patto lo sapremo solo una volta definito il testo. Ieri il ministro ne ha delineato i contorni, cioè più controlli e presenza sul territorio ma anche «politiche di sviluppo urbanistico per quartieri difficili come il Gad, più illuminazione e integrazione». E ha spiegato con un esempio cosa intende per politiche di accompagnamento alla repressione: «A Napoli abbiamo mandato più forze dell’ordine a contrastare le baby gang, ma abbiamo anche “adottato” 400 bambini per portarli a scuola con personale del ministero. Cosa c’entra questo con la criminalità? C’entra moltissimo». A Firenze, dove il patto è stato siglato qualche giorno fa, Minniti ha parlato di ulteriore rafforzamento delle forze dell’ordine non appena conclusi i corsi in svolgimento (intanto, come a Ferrara, sono arrivati 13 equipaggi in più), poi di necessità di proteggere oltre ai residenti anche «commercianti, periferie e turisti», in una logica «non emergenziale». In Gad i rinforzi sono già stati impiegati in operazioni di controllo del territorio, e già la prossima settimana dalla Prefettura sono attese novità sui nuovi servizi.
La questione sicurezza s’interseca, qui come altrove, con quella dei migranti. Il ministro, parlando agli oltre 200 presenti in Darsena, in gran parte dirigenti e quadri Pd, ha badato a dare indicazioni su come utilizzare in campagna elettorale «i risultati che obiettivamente abbiamo già ottenuto, mentre altri (Berlusconi, ndr) già nel 2001 promettevano espulsioni di clandestini e poi hanno fatto la più grande sanatoria della storia; e altri ancora (il M5s, ndr) sono un passo verso l’ignoto, nel silenzio sui programmi». In Libia, grazie all’azione del governo italiano e dell’Ue, sono entrate per la prima volta le agenzie dell’Onu e grazie a questo «siamo già al terzo volo del corridoio umanitario, cioè abbiamo portato qui donne e bambini già con lo status di protezione internazionale riconosciuto loro in Libia dall’Onu, anziché lasciarli ai barconi». I rimpatri sono difficili dall’Italia? «Già più di 22mila migranti sono tornati dalla Libia ai loro paesi con un aiuto economico per rifarsi una vita. Le migrazioni si controllano a partire dall’Africa». Il lavoro sul territorio non può prescindere, ha evidenziato il ministro, da una seppur faticosa integrazione: «Il modello di accoglienza diffusa che state sperimentando qui a Ferrara va esteso a livello nazionale, basta con i grandi centri». Tagliani aveva spiegato che i 1.130 migranti sono ospitati per lo più in piccole strutture, «solo una ne ospita 60».
Minniti, con l’applausometro a mille, ha infine rivendicato il lavoro svolto sul fronte terrorismo, «ci siamo presentati come un paese bello e sicuro, ottenendo il record di presenze turistiche (l’avesse fatto qualcun altro sarebbe tutti i giorni a reti unificate, noi siamo timidi) pur garantendo la sicurezza. Siamo andati due giorni fa alla grande moschea di Roma per vedere l’applicazione del piano d’integrazione nazionale firmato a novembre con gli islamici, e mi hanno fatto vedere il sermone scritto in italiano: fondamentale».
Stefano Ciervo
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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