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«L’assegno non è corretto»: così scatta la super-multa

«L’assegno non è corretto»: così scatta la super-multa

Se sul titolo non c’è la scritta “non trasferibile” si può incorrere in una sanzione da 3mila a 50mila euro. Le associazioni consumatori: attenzione alle nuove disposizioni antiriciclaggio 

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FERRARA. Aveva pagato con un assegno staccato da un vecchio libretto la somma dovuta al ristoratore per un ricevimento di nozze, nel settembre 2017: 5.685 euro. Il 4 gennaio scorso, con sua grande sorpresa, ha appreso che il ministero dell’Economia e della Finanza si stava occupando proprio di quell’assegno. Essendo un titolo bancario staccato da un vecchio libretto, non riportava l’avviso non trasferibile, una “dimenticanza” oggi punita con una pesante sanzione economica introdotta dalla normativa antiriciclaggio.

Davide Bacchetti, ravennate, la persona che aveva staccato l’assegno ha ricevuto la richiesta di “oblare”, cioè chiudere il contenzioso, con un versamento di 6mila euro. Ma lui ha deciso di opporsi e la partita col ministero è ancora aperta.

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Il suo caso, però, non è isolato. Negli ultimi mesi la stessa lettera del ministero è giunta a casa di altri cittadini - un imprenditore di Marsciano, in Umbria, una donna residente a San Giovanni Valdarno, in Toscana, un pensionato di Mestre, in Veneto, solo per citare alcuni episodi ripresi dai quotidiani - che hanno iniziato a rivolgersi alle associazioni dei consumatori e agli studi legali per capire se possono evitare di pagare il salasso richiesto per l’oblazione: 6mila euro. «Non siamo al corrente al momento di casi avvenuti in provincia - spiega Roberto Zapparoli, presidente di Federconsumatori Ferrara - ma abbiamo intenzione di occuparci subito della questione, almeno sotto il profilo dell’informazione». Perché spesso le leggi, anche quelle che comportano obblighi o oneri per il cittadino, non vengono adeguatamente pubblicizzate e spiegate nei dettagli.

È il caso della normativa antiriciclaggio del 2007, parzialmente aggiornata e modificata l’anno scorso. Così, le sanzioni precedentemente fissate in una percentuale dell’importo transato, sono state elevate in modo sostanzioso e per chi “sbaglia” il rischio è di trovarsi a pagare somme che vanno da 3mila a 50mila euro. Ma prima di indicare l’importo esatto per il caso sanzionato il ministero chiede al cittadino se vuole risolvere la contesa “in via amichevole”. Come si è visto nel caso di Davide Bacchetti e in altri, documentati on line, la “via amichevole” però non è certo a buon mercato e 6mila euro rappresentano una vera mazzata per una famiglia di reddito medio, soprattutto se i componenti sono pensionati.

La logica della legge è condivisibile: evitare che la circolazione incontrollata degli assegni (che fino a qualche anno fa potevano essere “girati” molte volte dai vari possessori) e del contante possa nascondere reati.

La stretta applicata sulle sanzioni, però, sta mettendo in crisi persone che hanno firmato assegni senza la dicitura richiesta dalla legge. «Quegli importi - commenta Antonio Frascerra, presidente provinciale Confconsumatori - sono assolutamente sproporzionati se applicati a persone inconsapevoli, che hanno agito in buona fede e che non conoscevano semplicemente la prescrizione, pur giustificata. Non volevano commettere alcun illecito e se avessero avuto a disposizione il libretto nuovo, con la scritta “non trasferibile”, non sarebbero incorsi in nessuna sanzione. Erano persone poco informate ma la legge non dovrebbe punirle come se fossero dei delinquenti».

Anche Confconsumatori non ha ricevuto per ora segnalazioni in provincia. «Diamo comunque la nostra più ampia disponibilità - conclude Frascerra - ad accogliere e trattare eventuali segnalazioni e a tutelare i cittadini fornendo tutte le informazioni indispensabili per chiarire gli aspetti regolati dalla legge. È importante che la stampa ne parli e che il cittadino sia correttamente informato». (gi.ca.)
 

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