Fca, il futuro è pieno di incognite
Mercato del diesel in contrazione, impatto negativo alla Vm
CENTO. La scorsa settimana al ministero dello Sviluppo Economico si è tenuto per la prima volta un tavolo di confronto chiesto dalla Fiom e dalla Cgil con le organizzazioni sindacali Fim, Fiom, Uilm e Cisl, Uil e Cgil, sul futuro industriale e occupazionale dell'automotive e in particolare di Fca in Italia. La Fiom e la Cgil «ritengono positivo l'avvio del confronto perché questo tiene insieme sia le urgenze, sia il tema degli investimenti nelle politiche industriali in un settore attraversato da un radicale cambiamento. Fiom e Cgil ritengono fondamentale che il confronto prosegua, anche con una presenza delle imprese a partire da Fca». Per i sindacati vi è la necessità di un piano sul settore che si basi su innovazione tecnologica (auto elettriche e ibride e a guida autonoma) e implementazione dell'occupazione in Italia sia per la parte di ricerca e sviluppo che per quella produttiva «avendo le condizioni di base come sistema Paese- prosegue la nota congiunta della Fiom sottoscritta da Francesca Re David, segretaria generale, Michele De Palma, segretario nazionale, e Maurizio Landini, segretario nazionale Cgil - per la Fiom e la Cgil, Fca è centrale nel futuro del settore». È stato proposto al ministro il tema della transizione dai motori “tradizionali” alle soluzioni alternative, ibrido ed elettrico, «perché il mercato del diesel è sempre più in contrazione e questo ha un impatto negativo sull'occupazione negli stabilimenti che producono motori diesel, come Pratola Serra e nello stabilimento centese della Vm. Le ipotesi circolate nei giorni scorsi su possibili spin off di Magneti Marelli e Iveco, da Fca e CNHi aumentano le incertezze e le preoccupazioni perché rischiano di avere un effetto negativo sia sul valore dei gruppi, che industriale e occupazionale. Fiom e Cgil ritengono urgente il confronto prima che l'amministratore delegato con l'investor day previsto a giugno comunichi il nuovo piano agli investitori, visto che nel 2018 non sarà raggiunto l'obiettivo previsto dall'azienda della piena occupazione. Inoltre, il calo dei volumi sul “polo del lusso” e il fatto che modelli come Mito, Giulietta e Punto sono a “fine corsa”, hanno un effetto negativo sulle fabbriche di Grugliasco, Modena e Cassino e Melfi». Al termine dell'incontro i sindacati hanno condiviso un quadro della situazione produttiva e occupazionale e di continuare il confronto tra un paio di settimane.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google