Il sogno museo riparte con i fondi per il Boeri
Tresigallo, l’auspicio dello scrittore Diego Marani per la valorizzazione urbana Documenti e testimonianze della città razionalista troverebbero finalmente casa
Una città razionalista, che contiene nei suoi edifici anche una visione dell’uomo e la cui costruzione in epoca fascista non va confusa con il valore urbanistico e culturale del progetto. Nell’arco di diversi anni, successive amministrazioni tresigallesi, con intelligente continuità, hanno saputo sapientemente utilizzare fondi europei e nazionali per restaurare e dare nuova vita a edifici unici e di grande pregio. Il recupero non è stato solo architettonico ma anche culturale.
Tresigallo sembra infine avere fatto pace con la sua storia e da inerte set di vecchi film sul Ventennio è diventata ora consapevole della sua singolarità e desiderosa di valorizzarla. Gli sforzi per fare di Tresigallo una destinazione turistica si moltiplicano con successo e l’attuale amministrazione, fra le varie iniziative, ha rilanciato anche l’attività del bellissimo teatro cittadino.
Ma c’è un capolavoro a Tresigallo, forse il complesso più prezioso di tutta la cittadina, che sta andando inesorabilmente in rovina: l’edificio e parco dell’ex ospedale Boeri e prima ancora ricovero dei figli dei nostri coloni partiti per l’Africa, quello che noi tresigallesi ancora chiamiamo “la Colonia”.
Tutti a Tresigallo coltivano memoria e affetto per l’austero palazzo immerso in un grande parco e per le figure che negli anni lo hanno animato, non ultimo il frate che officiava nella cappella dell’ospedale quando la Colonia era un sanatorio per pazienti di malattie polmonari. In molti ci siamo fatti rincorrere dall’agile padre Pino quando scavalcavamo il muro di cinta per andare a giocare fra i grandi alberi del parco. Malgrado saio, cordone e sandali, era più svelto di noi e ci raggiungeva sempre. La difficoltà del restauro del complesso ospedaliero viene dalle sue grandi dimensioni, che richiedono una destinazione d’uso importante e quindi anche grandi investimenti, ora non solo di trasformazione ma anche di restauro. Per molti anni si tentò di sviluppare un progetto museale a cui destinare l’edificio. Fu negli anni ’80 che si tenne a Tresigallo un primo convegno di città di fondazione, che vide la partecipazione di rappresentanti di altre cittadine sorelle venuti dall’Italia e dall’estero. Questa iniziativa contribuì a costruire il “pedigree” urbanistico di Tresigallo e a gettare le basi della sua futura reputazione. Attorno a quel convegno nacque l’idea di un museo delle città di fondazione che raccogliesse testimonianze, documenti e artefatti di altre città come Tresigallo concepite di sana pianta. Palmanova, Wolfsburg in Germania, Decazeville in Francia o Portolago (oggi Lakki) in Grecia. Il museo avrebbe anche potuto ospitare un centro studi, un archivio e ospitare congressi. Il progetto venne proposto all’Università di Ferrara e trovò sostegno presso la Facoltà di architettura. Ma da allora è rimasto in stallo, per l’ovvia mancanza di risorse.
Ora la buona notizia è che infine il governo ha ideato con il piano antisismico uno strumento che può finanziare il restauro dell’ospedale di Tresigallo per farne un museo. Il comitato tecnico scientifico del Mibact ha approvato un piano di investimenti pari a 597.058.875 milioni di euro sul patrimonio culturale italiano. Fondi immediatamente disponibili per realizzare interventi in tutta Italia, che comprendono il più importante piano antisismico finora finanziato sul patrimonio museale statale, una serie di azioni per la riqualificazione e il restauro di beni culturali segnalati dal territorio. Il sito del Mibact parla chiaro e assegna specificamente all’ospedale di Tresigallo un finanziamento di 1.5 milioni di euro. Dopo tanti anni di attesa e frustrazione, il progetto del museo delle città di fondazione è ora possibile. Che i tresigallesi colgano dunque questa opportunità, anche in ricordo di padre Pino e della sua implacabile falcata.
Diego Marani
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