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Nel carcere minorile fino ai venticinque anni

di Annarita Bova
Nel carcere minorile fino ai venticinque anni

I ragazzi sconteranno la pena con particolari tutele. L’appello alla fine di maggio I legali puntano al riconoscimento della non premeditazione. Forse un’altra perizia

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PONTELANGORINO. Manuel Sartori e Riccardo Vincelli sono stati condannati in primo grado per l’omicidio di Nunzia di Gianni e Salvatore Vincelli, genitori di Riccardo. Per entrambi la pena è di diciotto anni di reclusione. Una sentenza, quella emessa dal giudice Anna Filocamo, destinata a far riflettere e a far discutere.

Manuel Sartori è da poco maggiorenne, Riccardo Vincelli lo diventerà a maggio. Il delitto è stato compiuto nel 2017 e quindi un anno di pena è già stato scontato. Ora quali potrebbero essere le prospettive per i due ex amici? Il prossimo passo sarà l’appello. I legali faranno ricorso e cercheranno di ottenere una diminuzione di pena puntando sulla non premeditazione. Sartori e Vincelli sono stato condannati per duplice omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e da futili motivi.

L’accusa ha chiesto trent’anni, scesi a venti per la scelta del rito abbreviato. A quanto pare i giudici avrebbero tenuto conto di una sorta di immaturità dei due che avrebbe influito anche sui motivi dell’omicidio e sarebbero così scesi a 18 anni. Sono tanti o pochi? Il delitto è stato atroce e l’opinione pubblica è divisa. C’è chi sostiene che i due avrebbero meritato una pena molto più severa e che dovrebbero passare la maggior parte della loro vita in carcere. Qualcuno invece si ferma e pensa che i ragazzi, in linea teorica, dovranno passare in carcere più anni di quanti ne abbiano vissuti fino ad ora e che poi, quando usciranno, avranno grossi problemi se non saranno recuperati nel giusto modo. Cosa sia giusto o sbagliato, al momento nessuno può dirlo. La giustizia deve fare il suo corso e si tratta di un corso molto complesso, in cui niente è lasciato al caso.

Riccardo Vincelli e Manuel Sartori, se saranno condannati anche in Appello, resteranno nel carcere minorile fino al compimento del 25º anno di età. Lo prevede la legge e non a caso. In teoria lo scopo del legislatore è nient’affatto sbagliato: si vorrebbe evitare di abbandonare questi “giovani adulti” nel circuito del carcere normale, per seguirli il più possibile in un processo di reinserimento.

E questo è uno degli aspetti fondamentali: il recupero può avvenire anche in carcere inizialmente e diversi sono i programmi individuali e mirati in base alle diverse personalità nelle carceri minorili. La situazione dei due ragazzi di Pontelangorino è certamente singolare, il reato commesso è di tale gravità che se fossero stati maggiorenni sarebbero stati condannati all’ergastolo. Ecco perché al momento nulla si può dire. Stando alle ultime perizie, sono capaci di intendere e di volere, la loro è stata giudicata una “incapacità sotto soglia”, non presentano cioè nessun tipo di patologia.

Gli avvocati difensori dovranno in questi mesi valutare se chiedere un'ulteriore perizia o meno e intanto preparare un progetto di recupero curato in ogni minimo dettaglio perché come detto al compimento del 25º anno di età usciranno fuori dalla gestione minorile ed il rischio di finire in una struttura normale è molto alto. L’intenzione è anche quella di chiedere una diminuzione della pena lavorando sulla premeditazione che secondo la difesa non ci sarebbe stata.

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